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[Volume primo e volume secondo.]
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hiatem&ticlie, e dalla bellezza dellapoesia : e tanto dell’ una e dell’ al-tra ne fu preso che alcuna voltaper am or di novità fece parlare al-la poesia il linguaggio della scien-za . Debbesi però concedere cheil nostro Casali seppe in questoessere superiore a molti de’ piùValenti suoi contemporanei, dap-poiché per alcun decennio del se-colo passato prevalendo la capric-ciosa usanza ( che ogni quarto disecolo u’ ha la sua ) non la volseegli a smodato uso. Insegnò col-1’esempio, com’altri potea seguir-la senza scostarsi gran fatto dalleperegrine forme di Dante e delPetrarca, co’ quali la poesia italia-na eternamente dovrà consigliarsia malgrado degli anni e del can-giarsi di vezzo alla nostra lette-ratura.

Progrediva il nostro Gregorionello studio della filosofia e dellebuone lettere fidato alle scorte diun Francesco Maria Zanotti, d* unPetronio Matteucci astronomo, ed’ un Flaminio Scarselli letterato.I primi frutti che il pubblico col-se de’ suoi studi furono V Atteonefavola boschereccia ad imitazionedell’ Aminta del Tasso, e forse perquesta sua giovanile fatica si pia-cque tra gli arcadi essere Amìntanominato, eia dissertazione soprauna pietra di nuovo genere cheavea 1’ aspetto di fungo trovata inuno scavo nelle campagne di Bolo-gna indirizzata al celebratissimoScipione Maffei. Queste scrittureprima del sesto lustro dell’età suapubblicate e quelle che leggevaagli amici o nelle Accademie gliprocacciarono esimia riputazione.Fra giovani studiosi che in Bolo-gna a que’ dì aveano vanto in poe-sia teneva degno loco il Casali conAngelo Rota e Lodovico Savioli,nè restò vinto da essi che nellaprova istituita fra loro per mette-re in versi italiani 1’ arte di ama-re del Sulmonese, sul metro, dì

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cui diede primo 1' esempio il det-to Rota, ma che Savioliano si dis-se dappoiché il consenso univer-sale si manifestò per 1’ eccellenzadel Savioli. Riguardandosi poi ilgenere lirico amoroso e la chiarez-za nello esprimere poeticamenteuna idea tolta dalla scuola sia difisica, o di morale o di metafisi-ca, a niun altro il nostro Casaliparve secondo. Ma le belle letterenon doveano essere il primario suostudio , e avrebbe rinunziato allafama di poeta se quella non aves-se creduto di conseguire di va-loroso in filosofia, e in matema-tica.

Nel bolognese Istituto aveavicattedra di architettura militarestabilita sino dalla fondazione diquello per Clemente XI di glo-riosa memoria. Al celebre oli-vetano p. ab. Ercole Corazza pri-mo illustratore del nostro France-sco de Marchi, e il primo che qui-vi occupasse detta cattedra, suc-cesse il dottissimo G. Vandellimodonese, il quale dovette rinun-ziarla nel iy 5 o per recarsi alla bi-blioteca estense priva di quel sa-pientissimo lume delle italianestorico-letterarie vicende l’immor-tale preposto Muratori . Il nostroCasali fu riputato degno a tal ma-gistero, in cui durando dimostròquanto ei valesse nelle matemati-che applicate agli insegnamentid’ un’ arte che di molte altre ri-cerca il soccorso, e che reputavaper ventura più eccellente del-l’architettura civile, comprenden-do, diceva egli, la militare archi-tettura necessariamente ancora lacivile, e non valendo la civile cheper se stessa. Sino all’anno 1776vi stette solo, ma le cure pubbli-che e 1’ età avanzandosi chiese uncoadiutore, e gli fu dato nel gio-vine allora sacerdote Pietro Lan-di. Ma quella cattedra cedette al-l’impeto della rivoluzione, e secominarono tutti gli altri onorìfici