Sion moveva tanto dal suo valo-re nelle arti del disegno, quantodall’ indole sua dolcissima, dallareligione, modestia, prudenza,umiltà che in lui splendevano; laquale ultima dote specialmente sipoteva nell’ animo suo, che chia-mato ad una corte ragguardevolenon volle si divulgasse la terra,che con tanto suo onore ve 1’ in-vitava. Amò anche di forte amoregli studi delle lettere ed acquistòampia erudizione gustando le pu-re bellezze de* classici eh’ ei tene-va ognora fra mano. E ciò adope-rava con ottimo consiglio, che ma-le e stoltamente avvisano coloroche tengono essere lo studio dellelettere inopportuno, e non neces-sario al dipintore : mentre è anzigiovevolissimo, e da non trascu-rarsi senza grave detrimento dachi pur voglia penetrare nella fi-losofìa delle arti, e non mancaredi quelle risorse che vengono som-ministrate dalla sapienza di tuttii secoli. Ei non soleva mai tenereragionamento di sua professione ;nè il faceva, se non interrogato egrandemente stimolato, e ciò inpiù brevi parole che ei potesse.Visse nubile ed abbondante di be-ni di fortuna che lasciò a’ suoi ere-di con una scelta raccolta di otti-me stampe, disegni, rilievi. Ven-ne a morte con dolore della patrianel 1775. Noi maravigliamo che1 invidia non iscaffliasse suoi stralicontro questo pittore, ne sappiambene se perdonasse alla molto egre-gia sua indole ( il che non è usatadi fare ) o mirando a sue ricchezzenon fosse si arrischiata di guastar-ne la fama, sebbene lo stile di Be-nedetto fosse languido, debole ilcolorito,e tenesse uso di molto co-piare dalle stampe. La sua eccel-lenza appare ne’ contorni, e nellefigure, reputandosi che le prospet-tive, i paesaggi e gli ornati dellesue tavole siano di altre mani. Pa-recchi suoi quadri d’altare veg-
gonsi in s. Francesco di Lugo, unonel pio Suffragio della stessa città,altro mirandosene in s. Micheledi Bagnacavallo. Nella chiesuoladel collegio Trisiano conservasi ilquadro de’quattro SS. protettoridi Lugo nel quale mutò e miglio-rò assai Io stile. La galleria delsìg. Paolo Borsi s’ adorna in granparte di quadri di questo pittorefra cui primeggiano : Il suppli-cio della Vestale , una Pallade,un Ercole, Bradamante che to-glie l'anello a Brunello, la pugnad' Argante e di Tancredi, ec. (1).
Gianfrancesco Rambelli.
GOZZI (Gasparo). Il conte Ia-copo Antonio Gozzi cittadino ve-neziano, d’antica stirpe, ed erededi pingue patrimonio, ebbe da An-gela Tiepolo, di famiglia patrizia,undici tìgli tra maschi e femmi-ne. Il primogenito Gasparo , natoin Venezia il 20 dicembre 1713, èquello di cui si prende qui a scri-vere la vita.
Era il conte Iacopo Antonio ono-ratissimo uomo e adorno d’ognicostume gentile ; ma, lasciatosivincere alla passione delle gran-dezze cavalleresche, e tutto gior-no' allargandosi nello spenderetroppo più che non comportavanole sue rendite, avvenne che inbreve giro d’ anni s’ introdusseronella sua azienda gravissimi disor-dini ; in guisa che gli si rendetteper fino impossibile il dare a’ figliun’ educazione compita e qual siconveniva all’antico splendore del-la sua casa.
Nondimeno Gasparo, cresciutoin tempo che ancor non era sen-sibile il decadimento della fami-glia Gozzi , fu ammaestrato dai
fi) Di 9 pitture è parlato brevissi-mamente a pag. 42 nota i ma del di-scorso, sull ’ utilità e necessità del di-segno del professore Pietro Antonio Me-lecci. Lugo, 1820, presso Vin. Melandriin 8.