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poiché da ivi a poco tempo egliterminò cristianamente il suo cor-so in età d’anni 7 3. Questa graveperdita avvenne il 25 di dicembre178 6.
Ma finché 1’ Italia avrà in pre-gio i custodi della sua dolce favel-la, e sarà venerata la virtù, il no-me di Gasparo Gozzi non periràmai nella stima universale. Fra leopere che stabilirono la sua fama,1’ Osservatore veneto ha diritto al-la preminenza. L’ Osservatore ve-neto era un’opera periodica, laquale usciva a foglio a foglio ilmercoledì ed il sabbato, e dove ilGozzi, prendendo ad imitare loSpettatore inglese, avea soprattut-to per mira il miglioramento deicostumi italiani. Siccome egli de-siderava di giovare all’universale,così nel primo aspetto compreseche deviato lo avrebbe dal suo fi-ne tutto ciò che avesse o dell’a-struso, o del troppo scientifico, odel troppo grave; laonde pose ognistudio a vestire d’ una certa ariaalla mano anche le cose più diffi-cili, acciocché ognuno, le potesseintendere ; coperse d' una vernicepopolare tutti i pensieri che tan-to o quanto eccedessero la capaci-tà comune ; trasse a certe imma-ginazioni di piacevolezza 1 ’ auste-rità del vero; ridusse le idee astrat-te ad immagine sensibile ; e sem-pre adescò gli animi tanto collavarietà delle forme , inventandodialoghi, favolette, novelle, sogni,allegorie , lettere, cicalate ed al-trettali capricci, quanto colle gen-tili satirette, colla dipintura di ca-ratteri vivissimi e naturali, co’beimotti, colle urbano facezie, e so-prattutto con uno stile semprefluido e soave.
Il Mondo morale è un’ altr’ope-ra del Gozzi tendente al medesi-mo fine dell’ Osservatore. Semprepiù persuaso dall’ esperienza chela rigidezza delle riflessioni vuolessere ammorbidita dai partiti del-
ì' arte, onde trovare accesso negliintelletti del popolo, egli perso-neggiò nel Mondo morale le pas-sioni umane, e le mise in azionecolla debita convenevolenza di co-stumi e di linguaggio; sicché ven-ne a formare un romanzo tuttoallegorico, in cui si vede come lanatura universale andò a mano amano alterandosi, e c’insegna co-me si potrebbe rimetterla nel buonsentiero. Ma prevedendo, egli cheun romanzo cosi fatto avrebbe dileggieri stancata l’attenzione al-trui, ebbe l’accortezza d’inter-romperlo a quando a quando condiscorsi d’ altro argomento , coiDialoghi di Luciano maravigliosa-mente recati da esso nella nostralingua, e con altre materie dilet-tevoli. Nondimeno il Mondo lito-rale non ha tutte le attrattive del-1’ Osservatore ; in quello scambioper altro si scorge in esso perpe-tuamente una purità di lingua eduna vaghezza di stile, ch’egli nonpotè sempre conservare nell’ Os-servatore coll’ egual diligenza, co-me quello, che, dovendo uscire aluce due volte la settimana, benespesso non lasciava tempo d ado-perarvi la lima, nè potea ricevereì’ ultima pulitura.
Notissime pur troppo sono atutti le Lettere virgiliane scrittedal Bettinelli per vilipendere inostri classici antichi, e nomina-tamente 1’ Alighieri. Quelle fre-netiche lettere furono cagione cheil Gozzi dettasse uno de’ più ma-gistrali componimenti che onorinol’Italia. Nella sua Difesa di Dan-te ( 1 ) non pure egli confutò con
(1) Questa Difesa, che suole unirsialle opere, trovasi anche impressa a par-te, ed ha il corredo di ligure di bizzar-ra invenzione; il suo tìtolo è : Giudi-zio degli antichi poeti sopra la moder-na censura di Dante attribuita ingiu-stamente a Virgilio. Venezia, 1768, in4 Gli Argomtnt in versi posti a ciascun