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[Volume primo e volume secondo.]
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invitti argomentile maliziose cen-sure del Bettinelli, ma ritrasse ilcarattere morale e letterario diDante con tale accorgimento, chel’Italia allor forse per la primavolta conobbe interamente di chevirtù e di che ingegno andò for-nito quel sommo. Ivi è sviluppatol’artifizio della Divina Commediacon una chiarezza e precisione danon lasciar più nulla, o ben poco,a desiderare ; le bellezze di tuttoil poema si toccano, per cosi dire,con mano; i principii fondamen-tali della poesia sono esposti conisquisito giudìzio; e la critica, pa-ga dell’evidenza delle sue ragio-ni, s’ avanza sempre lieta, affezio-nandosi i lettori colla piacevolezzade’ motti, colla venustà dello stile,e cogli adescamenti drammatici .In tal modo fu dunque vinta lacausa di Dante ; contuttociò perinfervorare gli animi de’ giovaniallo studio ed alla imitazione deisuoi versi, non bastava quel trion-fo ; era necessario l’esempio; ein effetto allor solamente si videnascere fra’poeti italiani la garad’ intrinsecarsi nella Divina Com-media, quando l’anima di Danterapparve, ma ingentilita , nellaBassevilLiana di Vincenzo Monti.

Un’altr’opera che onora il no-me del Gozzi, è quella che portaper titolo : Lettere diverse, divisein due parti. L’autore propone inesse a’ suoi amici, od a sé medesi-mo, un gran numero d’importan-ti quistioni, la più parte di mora-le o di letteratura, e vi rispondeor sotto la forma del dialogo, orsotto quella d’una pretesa tradu-zione di qualche antico, ed orausando altri artifizi. In tutti que-sti brevi componimenti il Gozzisparge a larga mano que’ sali ar-guti , quella nativa eleganza e

cauto della Divina Commedia sono pu-re opera del Gozzi.

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quell’urbana festività, che sono isoliti mezzi ed infallibili, ond’egli,rendendo amene anche le più ari-de dottrine, vince la ritrosia cheavrebbero le menti ad accoglierle.Furono impresse altresì molte suelettere famigliari-, ma la soverchiasprezzatura che spesso vi domina,la volgarità d’alcuni motti, il con-tinuo parlar di sè stesso e dellecose proprie, la ridondanza dellefrivolezze, ed altri simili difetti,avvisano a prima giunta che, sal-vo ben poche, non erano esse de-stinate alla pubblicità della stampa.

Anche la Gazzetta veneta, tes-suta d’aneddoti curiosi, di scher-zevoli racconti, di leggiadre fa-volette, e d’ altre fantasie lepidis-sime, contribuì molto alla riputa-zione del Gozzi; e se 1’ Osserva-tore, oltre a questi pregi medesi-mi, non avesse il vantaggio d’unautilità più certa, e d’ una condot-ta più diligente, ella sarebbe an-cora oggidì riletta con vivo pia-cere: la grande stima dell’uno hanociuto in parte al credito del-1’ altra.

Il Gozzi recò pur varie cose dalgreco, dal latino, e dalle linguemoderne straniere, nella nostra fa-vella ( i ). La traduzione degli Amoripastorali di Dafne e Cloe ( perincominciar da questa) è un bellavoro ; ma, vaglia il vero, quellafatta dal Caro, più d’ un secolo emezzo avanti, è un lavoro ancorpiù bello. La traduzione del Gozzi,

(i) Oltre il volgarizzamento degliAmori pastorali di Dafne e Cloe e dimolli Dialoghi di Luciano , il Gozzi tra-dusse colla magistrale sua penna il Ra-gionamento intorno alla risurrezione deimorti di Atenagora ; sei Lettere di san-to Basilio Magno ed una Orazione intempo di siccità e carestia ; il Quadradi Cebete Tebano ; una Diceria di Li-tania Sofista contro uno che per bia-simarlo lo chiamava rimbambito ; ilprimo libro delle Cose etiopiche di Elio-doro.

Nota dell Editore.

JS'ota dell’ Editore.