confronto alcuno tra esso e gli al-tri poeti che maggiormente si se-gnalarono nel maneggio della sa-tira : ampio è il Parnaso; e questivi può trovar luogo onorevolissimo,senza che quelli sieno perciò ne-cessitati di cedere il loro.
Quanto è agli altri versi delGozzi, comecché risplenda in tut-ti quella eleganza che mai non glivenia meno, è facile il vedere chele rime piacevoli son quelle dovesi fa più manifesto il suo ingegno.La Gkita e il Piovano è il più sa-porito componimento che bramarsi possa in tal genere : e parecchialtri o capitoli o sonetti o ditiram-bi sarebbero tenuti nel medesimoconto che le produzioni del Berni,so queste fossero in conto alcunotenute dal gusto degli uomini pre-senti ,
Il trionfo dell' umiltà , poemain quattro canti per l’ingresso diun Itezzonico alla dignità di pro-curatore di s. Marco (l’anno i ^òq),era singolarmente prediletto dalGozzi ; nè maraviglia, consideratola grande fatica che gli dovette co-stare 1’ orditura di questo compo-nimento, e il vestirlo di tutte gra-zie poetiche, onde nascondere lapovertà del soggetto, e ricercar1’ attenzione de’ lettori; ma il pub-blico, il quale giudica le opere del-1 ingegno secondo 1’ impressioneche ne riceve, facendo astrazioneda qualunque altra circostanza ,non trovò che 1’ accuratezza diquesto lavoro sì vincesse la mate-ria, da concorrere ancor egli inquella paterna predilezione dell’au-tore.
Il Gozzi, tra per necessità e for-se per pruova, tentò pure la dram-matica; ma, così traducendo daaltre lingue, come inventando dipropria fantasia, non diede segnodi conoscere molto addentro i tan-ti segreti di quest’ arte.
Lasciando oramai di ragionarparticolarmente dell’ altre produ-
zioni del Gozzi, può dirsi in ge-nerale che purità di lingua e leg-giadria di stile sono le sue prin-cipalissime prerogative; nondime-no egli non fu sempre sì ocula-to , che talvolta, benché di rado,non cascasse in locuzioni alienedal buon gusto, in voci o maniered’esprimersi non autenticate dal-1’ uso de’ migliori, in prolissità danon si poter giustificare se nondalla fretta , eh’ è quella gran ne-mica della brevità e della precisio-ne che tutti sanno o dovrebberosapere : e chi guardasse sottile, viscoprirebbe eziandio qualche men-duzza grammaticale , o, a dirlapiù propriamente, alcuno di que-gl’ idiotismi che ancora ne’ buonisecoli, non che nella favella tra-scorsero nelle scritture. — Questelievi censure ho creduto di doveraccennarle, affinchè i giovani, stu-diando nel Gozzi, non piglino achius’ occhi ogni sua cosa per oro,come avvenne in riguardo de’ tre-centisti quando la critica non aveaper ancora osato di rompere il ve-lo della nostra superstizione nelfatto della lingua : chè tutt’ oronon è, nè sarà forse giammai inninno scrittore (i).
Era il Gozzi alto di statura, ma-gro e pallido: l’aspetto suo era diuomo pensieroso e melancolico ;ma non pertanto egli aveva uncerto risolino cheto ed interno(come dice egli medesimo) che lomanteneva di buona voglia ; e
(i) La raccolta più copiosa che s’ab-bia delJe opere di questo illustre pro-satore e poeta è quella di Padova , ti-pografia della Minerva, 1818-20, voi. 1 6in 8. Deesi alle cure dell’ arciprete An-gelo Dalmistro , discepolo del Gozzi, chedi un’ anteriore raccolta , impressa inVenezia, Palese, 1794, voi. 14 in it. erasialo promotore ed editore. Chi amas-se di conoscere le edizioni originali edassistite dall’autore medesimo, consul-ti 1 ’ opera del Gamba ( Serie elei Testidi lingua italiana , ec. Venezia, 182U ).
Nota dell' Editore.
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