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nelle gentili brigate non Sdegna-va d’uscire della sua solita taci-turnità con vaghe piacevolezze econ argute rimesse degli altruimotti. 11 teatro, il cavalcare e lacaccia formavano i suoi graditi, mararissimi passatempi. Quanto egliera trascurato nelle sue faccendedomestiche, altrettanto si mostra-va destro, attivo, indefesso nelleoccupazioni letterarie. Riguarda-va la lode come uno stimolo a farmeglio ; e riceveva il biasimo perun avviso a non lasciarsi insuper-bire. Sempre in guerra colla for-tuna, sopportava con fermezza dianimo tutte le sue sconfitte ; anziegli avea fatto abito e costume,che quando gli avveniva qualchecosa a traverso, correva senz’avve-dersene al calamaio, e sforzato daun’ occulta virtù scrivea baie eghiribizzi come fosse il più con-tento uomo che mai vivesse, tan-toché, dimenticato in quell’astra-zione di mente ogni affanno, ren-deasi gagliardo a sostener nuovebattaglie. Egli amò sempre quellaparte di studi che al dir s’appar-tiene, piuttosto che ciascun’ altra;ma la sua natura sospettosa gli cri-ticava tutto ; onde solea leggere erileggere le sue composizioni ; etanti erano ogni volta i pentimen-ti, che felice lui quando senza dif-ficoltà potea cavarle fuori dellecancellature e de’ freghi di pennae delle chiamate : nè con tuttoquesto si tenea quieto, e, prima didarle in luce, procurava di sotto-porle all’ esame de’ suoi amici, ein particolare d’Anton FederigoSeghezzi . Inaccessibile all* invi-dia, gli godea l’animo qualunquevolta egli trovava occasione di lo-dare i coltivatori de’ buoni studi;ed allorquando il Goldoni fu pre-so per mira delle satire più viru-lente che scagliar si possano mai,egli non esitò punto a dichiararsisuo fautore, guidando il pubblico,per mezzo della Gazzetta veneta,
a riscontrare i tanti pregi di variecommedie di esso, ed affermandoche nel genere di quelle costumatee popolari il Goldoni si era con l’ar-te renduto unico. Anche il Gozzinon aveva in istima le commediea soggetto ; pure allorché compar-vero quelle allegoriche di suo fra-tello Carlo (l’acerrimo nimico delGoldoni), egli mostrò di non par-teggiare per niuno, e le commen-dò sotto questo aspetto, eh’ esseofferivano un genere particolareche ancor mancava all’ Italia , eche fu sino ad un certo segno ladelizia del teatro d’ Atene ; oltredi che poteano giovar se non al-tro a ricreare gli animi col rom-pere 1’ uniformità degli ordinarispettacoli, e così dar campo edagio che tornasse a germogliarela voglia de’ medesimi. Per quel-lo poi che spetta alla commedialagrimosa, egli diceva espressa-mente di non curarsene più chetanto.
Ma bastino questi brevi tratti afar conoscere 1* indole ed il pensa-re del conte Gasparo Gozzi; comeletterato, e come cittadino , eglimedesimo s’è dipinto sì al vivone’suoi propri scritti, che non bi-sogna più avanti (i) .
Giovanni Ghekakoini.
FONTANELLA (Francesco ),nacque in Venezia il giorno 28giugno del 1768 di Domenico edi Antonia Gerardi. Il padre suoebbe tosto la cura di affidarlo al
(1) Scrissero del Gozzi i seguenti :Fanzago Frane. Orazione funerale , eVita ; Pindemonte Ippolito Elogio, pre-messo a’ Sermoni nell' edizione di Bre-scia; Dalmistro Angelo Vita, tra le hod’illustri italiani, e più estesamente neltom I, della ristampa delle opere; Gin-guené Articolo, nella Biografia Univer-sale ; Ugoni Vita , nella continuazioneal Corniani tom. I. ■
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