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[Volume primo e volume secondo.]
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allo studio degli autori sì italianiche latini, ed accresciutosi mira-bilmente il suo amore per Orazio,che in dieci anni ben cinque vol-te da capo a fondo aveva con raroaccorgimento meditato e qua e làin gran parte tradotto, in quel de-lizioso vivere di Genova composealcune liriche e le Quattro partidel Piacere che dedicò alla mar-;hesa Marina Boria adombx-andolasotto il nome di Lesbia. Tornato-si dopo tanto divagare alla casa pa-terna, e scomparsegli d’avantiagliocchi le liete brigate e i sollazzidelle grandi città, prese a coltiva-re con più fervore le lettere, nellequali ottimamente consigliavalo econfortavalo Carlo EmanuelleMa-laspina suo antico condiscepolo nelcollegio Nazzareno, nella cui fa-migliarità soavemente passava al-cuni mesi dell’anno. Per questistudi caldamente seguitati potè darfuori nel 1782 gli Scherzi nota-bilmente corretti, che furono conbuona giunta e nuove emenda-zioni l'iprodotti nel 1785, e unaraccolta di Odi Oraziane ed Ana-creontiche, ed in progresso di tem-po altre poesie sotto il nome ar-cadico di Labindo, cui fecero plau-so il Mazza, il Calzabigi e G. M.Lampredi col quale crasi stretta-mente legato d’amistà.

Nell anno stesso, o perchè eglicredesse onoratamente avvantag-giarsi alla corte di Napoli, o piut-tosto perchè la natura sua lo spin-gesse a correre di luogo in luogo,trasferissi in quella capitale ovevenne a conoscenza di GaetanoFilangieri, di Mario Pagano, diCotogno, di Cirillo e di altri no-bili e fervidi ingegni di quel re-gno.

In Napoli invaghissi di una gen-til fanciulla la signora Grapff, ca-merista della regina, la quale ca-duta in trista salute dopo nongran tratto mori . Sentinne La-bindo grave rammarico cui in par-

te sfogò in due odi che leggonsinella raccolta delle sue opere ; edopo molti anni che il tristo casoera avvenuto, ci sovvenghiamoaverlo veduto fortemente commuo-versi e piangere quando a invitodegli amici ripeteva quei versi ;ondechè fu pietà non mai più cer-care di udirli dal suo labbro.

Lasciata Napoli, da che nissimfrutto aveva ritratto in corte fuorche quello d’innamorarsi ( 1 ), fer-mossi in Roma ove col patrociniodel cardinale Garampi e di mons.Galeppi disegnava dedicare a PioVI una Georgicache aveva impre-so a dettare ; ma riuscitagli vanaanco questa nuova speranza, dovècedere alle reiterate inchieste delpadre che stanco ornai di tollera-re le spese di quel suo incessantevagare a sè il richiamava. Ristret-to di bel nuovo nella natia sua ter-ra, non ebbe altro rimedio percalmare i mancati desiderii e cac-ciare i fastidi del domestico vive-re troppo uniforme e legato, chericorrere agli impresi poetici stu-di. Aveva or mai col lungo eserci-tarsi sopra i classici acquistato po-tenza e vigoria: onde lasciato ilsostegno di Orazio impennava leali, ma l’ispirazione, fosse peramore di lunga mano preconcetto,fosse per conformità di natura, fos-se per abitudine non sapeva e po-teva venirgli che da lui.

Nel 1795 per dissidi nati coifratelli nella divisione della pater-na eredità intermesse di dare ope-ra alla poesia; indi a qualche tem-po caduto in sospetto d’ inchinarea novità, ebbe a uscire di patria,e andar ramingo per laGarfagna-na e per la Lombardia Cispadana.

( 1 ) Si potrebbe attribuire ad un’al-tra cagione la sua partenza da Napoli,cioè al disgusto che provò per partedel ministro francese il quale credettedi ravvisare un ingiuria contro la suanazione in quel verso: « Le labbra ilFranco per vergogna morde. »

Nota delt Editore,