egli vivea. La gioventù educatadegli Orzi faceva suo nobil dilettodell’arte filodrammatica. Però ilCorniani fè doppia mostra di se inquesta palestra, scendendovi e co-me poeta e come attore, e compo-se ledue azioni drammatiche: VIn-ganno felice e il Matrimonio allamoda. Ma questi ed altri poeticilavori di quegli anni furono anzii fiori, che i frutti del suo ingegno.
Se non che tali studi pascolodella gioventù, ornamento nellaprospera fortuna, e nell’ avversaconforto non bastano con tutte ledolcezze loro al cuor giovanile,i cui segreti e talvolta mal cono-sciuti desiderii può solo adempiereamore. Ben ei gli conobbe il gio-vinetto Corniani, e , mirando asantificare i candidi voti dell’amorsuo, di ventiquattro anni condus-se sposa Caterina figliuola del co-lonnello Girolamo Brocchi.
Cosi il Corniani d’animo mitis-simo stretto in amorosi nodi convirtuosa giovane ebbe ventura ditrovare nella fresca età quella pa-ce, che i più degli uomini s’acqui-stano a stento colla travagliata spe-rienza di mezza la vita, e ridottosia quella calma domestica sì conve-niente al savio ed al filosofo, ecompartendo il suo tempo tra ledolci cure di buon padre di fami-glia, e la meditazione e lo studio,non torse mai più gli occhi dallaonorata meta che si era proposta.
I primi passi che il Cornianimosse nell’ arringo letterario, fu-rono, siccome abbiam veduto, vol-ti al teatro. Ora, trapassando dallamelodrammatica alla tragica poe-sia, scrisse due tragedie : Il De-cemvirato e Dario in Babilonia.Ma avvisando egli quanto rile-vi, anzi che imprendere questa oquella via nell’ immenso regnodegli studi, il consultare l’indoledel proprio ingegno e la vocazio-ne della natura, si può dire eh’ e-gli tentasse questo arringo più a
fare esperimento di sue forze, cheper aversi eletto di seguire Mel-pomene. In fatti ei non sortì in-dole tragica, e la preferenza che so-leva dare a Metastasio sopra Alfieriassai palesa 1’ animo suo condizio-nato bensì a tutte le più soavi com-mozioni del cuore, non già a so-stenere con diletto lo spettacoloprocelloso delle più alte passioni.Questi suoi sensi, ov’ei fosse vis-suto un po’ più, sarebbero emersidalla vita del poeta cesareo, chenegli ultimi suoi giorni egli anda-va divisando per la raccolta del-le vite e ritratti d’illustri ita-liani. Però il Corniani, deposto ilpugnale della musa tragica, si ap-plicò tutto a più miti studi. Segui-va egli a vivere in patria, ove sep-pe meritarsi tanta fiducia dalle au-torità di quel municipio, che spes-so si giovavano esse dell’opera suanell’ amministrazione de’pubbliciaffari. Ma, a farsi ancora più be-nemerito della patria, tolse a scri-verne la storia civile e letteraria.
Nello svolgere le antiche carte,•che giacevano polverose nell’ar-chivio di quel comune, onde concritico esame e con autorità di fattipotesse dare solida base alla suastoria, si avvenne in tali scritture,che la perspicacia del suo intellet-to e il suo zelo per la patria seppefar tornare ad essa utilissime. Ilcomune degli Orzi era aggravatodal fisco della Repubblica di undebito di mezzo milione di lire ;remotissima n’era l’origine, edegli trovò, eh’ era altresì insussi-stente. Ne svolse le ragioni in unarappresentanza che inviò alla Re-pubblica, e, recatosi egli stesso aVenezia per sostenere la sua causa,ebbe il compiacimento di vederela patria interamente assoluta daquell’ ingiusto aggravio ; e venutoin riputazione presso i supremimagistrati di quella repubblica,ne usò coll’ ottenere assai altri be-neficii e privilegi a’concittadini.