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Quando il Corniani àvea me-stieri di divertire l’animo dallepubbliche cure si riparava a’ pre-diletti suoi studi, e quando dellesue meditazioni gli occorreva con-ferire cogli amici, dall’ angustopaese in cui vivea, recavasi ora aMilano, ora a Brescia. In Milanoera caro all’insigne mecenate dique’ giorni il conte di Firmian, ea lui dedicò alcuni suoi lavori let-terari e già vedemmo siccome a-veva a colleghi ed amici i Trasfor-mati. In Brescia poi, giovinettoancora , era festivamente accoltoove convenivano tutti gl’ingegniBresciani, in casa di GiammariaMazzuchelli. Per gratificare a quel-l’illustre verseggiò la Morie diSocrate, tragedia che lo stessoMazzuchelli aveva dettato in pro-sa , e per incitamento di Baldas-sare Zamboni e di GiambattistaScarella pubblicò due Saggi, unodi storia letteraria degli Orzi-nuovi, e l’altro intorno alla poe-sia alemanna. Successero a que-ste più importanti opere agrarie,le quali esamineremo partitamen-te. Dalla prima intitolata: Dellalegislazione relativamente all'a-gricoltura (i) scorgesi quanto eifosse dotto nella grande economiadegli Stati, e come a sì fatta parterilevantissima del sapere accomo-dar seppe quella buona filosofia,senza la quale non avverrà giam-mai, che alcun politico sistema siaduraturo, perchè alla felicità deipopoli non diretto. Racchiude l’o-pera due discorsi detti nella pub-blica accademia agraria di Bresciadel 1777. Nel primo si circoscrivel’A. a parlare generalmente intor-no alle leggi, e ragionando conmolta dottrina si fa a dimostrarequali esser debbano le buone leggi,e come vengano derivate da quelleche sono in noi da natura. Si cono-scono per vero dire siffatte verità
(1) Brescia, 1780.
a’ dì nostri anche da’ meno dotti ;ma or fanno cinquanta e piu anniche il Corniani scriveva questi di-scorsi, e di quell’epoca, non ancoradismesse le barbare legrffi feodali, igrandi e soli veri principii del juspubblico cominciavano appena adoccupare le menti di pochi filosofi,i quali nel silenzio della solitudinene facevano argomento alle loromeditazioni, ed anelavano con ge-nerose speranze verso que’tempi,ne’ quali i loro disegni sarebberodiventati utili agli uomini: peròmerita il Corniani la lode de’savi ela riconoscenza della patria, per a-vere impreso fino d’allora a propa-gare tra’suoi que’solenni principii.Nel secondo discorso, adattandole leggi all’ agricoltura, discutel’argomento precipuo. Espone pri-mamente, essere ufficio di savio eliberale legislatore svolgere i ger-mi dell’ industria agricola ascosie sepolti nei cuori degli uomini ,e rintracciare e far poscia agireque' motivi che possono dare ad es-si il più efficace impulso al lavo-ro-, prova dappoi quanto la ugua-glianza de’ diritti e la libertà ci-vile possano sulla prosperità dell’ar-te agraria, sottraendo l’agricoltore,all’ avvilimento e al disprezzo, euguagliandolo ne’ diritti agli uo-mini collocati dalla fortuna in mi-glior condizione. Sente egli allora1’ agricola divivere ben anche perse medesimo, e con alacrità sostie-ne il peso delle fatiche, addoppiagli sforzi, osserva, e all’ oservazio-ne accoppia l’esperienza, sicuro checon far più feconde le terre da luicoltivate i suoi sudori non sarannosparsi unicamente a prò del ricco,ma a sè pure procacceranno am-plissima mercede, e forse un gior-no per essi potrà adeguare la suaall’ altrui fortuna.
Idee sulla vegetazione (1) : è iltitolo di altro opuscolodel Corniani.
(1) Brescia, 1781.