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[Volume primo e volume secondo.]
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sembra lievissimi possa divenireper un altro feconda di utili indu-zioni. Se non si levò poi a generaliconsiderazioni, se non trasse dafatti parziali le ultime conseguen-ze e le più estese, se non abba-stanza tenne conto delle arti bellee de’ monumenti antichi, il voler-gliene far colpa è un far colpa alsuo tempo. Noi veneriamo chi hafatto, compatiamo se non raggiun-se la perfezione, e sappiamo va-lutare le difficoltà e la situazioneparticolare. Tale moderazione sco-nobbe affatto 1’ abate MaurizioMonti, che non ha guari sorsesguaiatamente a gettar del fangosopra la memoria venerata di que-sto bravo cittadino : ma v’ è certiche nell’ubbriaco desiderio di unafama, sia qualunque, non credonopotersi alzare se non calpestandoaltrui, e non paghi di versar il fie-le dell’ impotente loro mediocritàsopra i vivi che si disprezzano,s’ attaccano furiosi anche alla famadegli estinti: e tutto è buono per-chè credono con ciò potere acqui-etar fama, benché vituperevole,benché d’ un giorno.

Santa fu la vita del Rovelli, epiù somigliante ai primi cristiani,che non ai contemporanei di Vol-taire. Religiosissimo, passava oreed ore pregando, anzi l’alba lotrovava spesso, che stagione fosse,innanzi alle chiese ad aspettare chese ne aprissero le porte. Abito con-servò sempre alla foggia de’vecchi.Ogni di spiegava il catechismo al-la sua famiglia : ogni festa in chie-sa. Non avrebbe detto la più lie-ve bugia per cosa del mondo. Vidirò fin questa che, quando la seragiuocava talora a’ tarocchi, se gliaccadeva di vedere le carte dell’av-versario, non voleva più oltre con-tinuare. Ciò non tolse che volen-tieri e di cuore si occupasse negliaffari si de’privati che in esso ri-mettevano le loro differenze, si delcomune, alla cui amministrazio-

ne e rappresentanza attese quan-to visse. Fu dei 4° Decurioni dellasua patria, vi dettò le Instituzionidi Giustiniano , fu protettore deicarcerati , poi assessore patrizionella congregazione dello stato e-letta negli ultimi tempi del domi-nio austriaco in Lombardia. Ve-nuti i Francesi, il governo rivolu-zionario, vedendo le sommosse chequa e là scoppiavano, entrò in so-spetto o in dispetto contra questirappresentanti nello stato ; e conuno di quegli arbitrii che si per-metteva in nome della libertà nefé cacciar molti prigione. Fra que-sti fu il Rovelli, che tenuto cin-quanta giorni nelle squallidissimeprigioni di Santa Margherita diMilano , vere sentine che sarebbe-ro troppo triste fin per ribaldi giàcondannati , vi rimase, senza trarfiato di lamento, per cinquantagiorni. Anzi esortato dal medico adichiarare che 1’ umidità gli pro-duceva gonfiezza e altri malori,non gli parve poter asserir ciò conbastante verità ; tacque e soffrì.Uscitone poi, continuò l’egualetenor di vita , Indevotissimo nelnon essersi lasciato trascinare dalvortice ad applaudir una deliran-te libertà , nè una micidiale rea-zione, nè la pomposa tirannia ma-scherata col nome di gloria. Chicosì si conduce è ben certo d’ u-scire alla fine stimato. Vivo ancorala sua patria gli decretò una lapi-da così spritta :

A Giuseppe novelliUomo grande

Per pietà per ingegno per dottrinaindagatore sagacissimosincerisshno estimatore narratore coltissimodelle storie di sua patriail consiglio comunale di Comodecretò

nella incisa iscrizionepublico testimonio di riconoscenzamonumento di gloriaXXI dicembre MDCCCtll.

Nei tempi che la religione venivagiudicata un’ arma de’ tiranni, nè