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potersi la libertà ottenere che col-lo scetticismo e l’incredulità , ilRovelli scrisse certe Idee genera-li sulla civile società , sui governi ,e sull’ influenza della religionenei medesimi ; ove ai popoli repub-blicani proponevasi dimostrare chela virtù, fondamento delle demo-crazie, secondo quel detto di Mon-tesquieu, non può aver fondamen-to che nella religione. Restò que-sto scritto inedito; e per allora sa-rebbe stato opportuno : ora nonvarrebbe più, essendo già il mondopersuaso come alleata non solo, mamadre delle veraci libertà sia lareligione del Vangelo.
E questa religione che santificail dolore, che mentre sembra nonrivolta che al cielo, nutre tutte levirtù cittadine, come accompagnòtutta la vita del Rovelli, così neraccolse 1’ ultimo rassegnato sospi-ro il 25 maggio 181 3 .
Aveva egli fratello Carlo Rovel-li, che fu vescovo di Corno. Natoquesti nel lo^o, insegnò filosofia eteologia ne’ Domenicani, greco edebraico in Brera a Milano , poistoria ecclesiastica; indi a Bolognaebbe la nuova cattedra de’ fonti diteologia dogmatica, finché tornòa Milano priore in S. Eustorgio,e provinciale della Lombardia; poinel iyg 3 vescovo. S’abbattè in queitempi agitati, quando prima daparte dei regnanti, poi da parte deirepubblicani,fioccavano ogni dì or-dini nuovi nelle materie ecclesia-stiche, spinti poi lino al segno divietare ogni esteriorità di culto, edi non distinguere in nessun pesodai laici i sacerdoti. Rovelli seppeusar moderazione; piegò solo quan-to era d’ uopo alla pace e alla sicu-rezza del suo gregge : una voltache questo, pei nuovi ordini maldisposto, erasi levato a tumulto,si cacciò in mézzo alla turba, par-lando le parole di amore , che so-no sempre efficacissime sulle lab-bra di un pastore venerato ed a-
mato. Seduto imperatore Napoleo-ne, quando questi convocò il Si-nodo nazionale a Parigi, Rovelli ,che non avea voluto recarsi ai con-sigli di Lione, ove non trattavasiche di affari secolari , allora ben-ché vecchio, si condusse alla me-tropoli dell’ impero nel giugno1811, e vi fu eletto promotore delconcilio. Non dubitò ivi per amordel vero contrastare all’ autorità ,che comandava sin il modo di pen-sare: onde alcuno, di quei pru-denti del secolo, la cui prima vir-tù e dir di sì e chinare le schie-ne, avendolo ammonito a prenderguardia a’ casi suoi, perchè glienepotrebbe venir dietro la deporta-zione o la carcere. «Questo che fa?5) diss’ egli, mi lascino il breviario55 ed il mio Crocifisso, e basta n.
La viltà è spregiata anche da co-loro cui bacia i piedi ; mentre lavirtuosa e ponderata franchezza ot-tiene lode da tutti. Rovelli ebbela stima di Napoleone, che Io creòbarone dell’impero, e (Crebbe l’an-nua rendita della sua )HlGD§a.
Dignitoso e facile scrittore ,quando dispensava l’evangelica pa-rola, ragionava la morale più pura:gl’interi dì durava attendendo agliaffari della curia e della mensa,non curante di far verun agio al-le sue carni, serbò sino al fine ilpovero trattamento di frate, pagodi men che parca mensa, di unacameruccia con due sole rozze se-die di paglia ed un letticciuoloch’egli stesso rifaceva. Potrebbealcuno trar quinci indizio di pic-colo e gretto animo , se non si in-cordasse quanto era generoso di-spensatore degli averi suoi a pròde’ veri bisognosi; se non fosse inpiedi, tutto opera sua, un semina-rio teologico in Como , dotato conragionata cautezza; se non si sapessecome egli fu principale nello sta-bilire quivi una casa d’ industria,ove a soccorso dell’ indigenza me-ditava anche un più vasto istituto.