Dall’altezza di tali speculazioni di-scendendo sovente alla considera-zione della natura, innamorò dellafilosofia di Newton, e il sussidio del-le matematiche di cui mancava, siprocacciò da sè stesso nello spaziodi un anno, con quanta fatica e’ sipuò credere! E conoscendo, chesenza osservazioni e sperienze nelmondo fisico non si va innanzi,fabbricava da sè macchine e stru-menti, ed aperta scuola di fisicasperimentale, la frequente gioven-tù confortava cosi, che lezioni epreparazioni e mezzi e tutto eraopera sua. Perchè fu degno dellacompagnia del Baretti,del Malfattidel Baruffaldi, delZorzi, e di al-trettanti, dai quali veniva apparan-do il meglio, e ne faceva tesoro contanto studio, che la sua salute nescapitava. Sendo una volta cosi ca-gionevole gli venne veduta la far-falla del cardo, volgarmente belladonna (papilio cardai L.) , ne am-mirò i colori e le forme, e divisòritrarla in carte ; a colorirla si val-se di altre materie, che allora aveaper le mani : cosi prese amore allastoria naturale. L’invidia, che fasegno della sua ira i migliori, loassali : o fu costretto abbandonareFerrara dopo un soggiorno di set-t anni: ivi lasciò memoria di sèle macchine di propria mano giàfabbricate. Passò a Fano nel [780lettore di fisica, e l’anno appressovenne a Roma ad insegnare filoso-fia : mostrò il vero modo di specu-lare nelle cose della natura in unaDissertazione filologica , che fulodata dai savi. Facendosi più in-nanzi nello studio delle cose natu-rali, apprese da sè l’arte d'incide-re in rame, e lo mostrò pubblican-do non sempre col suo nome pian-te ed insetti, eh’egli stesso deli-neava e scolpiva. Intese anche almosaico ed ebbe lode per vetri la-vorati sopra patine. Amò le bellearti ed i cultori di esse tanto, chefu detto il padre delle arti , e ai
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forestieri che il visitava faceva pre-senti di cose naturali ; le sue le-zioni filosofiche erano poi semprepiene di osservazioni di verità edi cose. Perchè fu chiamato a Na-poli dalla regina, e vi dettò lezio-ni intorno alla luce, che uscironodel 1785. Tornato a Roma, gli fucommessa la cattedra di teologia ,indi fu fitto moderatore di tuttigli studi e lettore di S. Bibbia, erevisore de’ libri del s. Palazzo.Nè perciò era meno intento a rac-cogliere piante, insetti ed altre co-se, che gli valsero a por mano alezioni teorico-pratiche di bota-nica. , dove descriveva e dipingevale piante per lo più di grandezzanaturale in tomi in foglio ; cosifece de’ pesci in un libro, che in-titolò Pescarla di Roma. Chiama-to a Ferrara direttore del musco,se ne ritrasse; e per amore di pacevenne più volentieri in patria nel1790 ad insegnare geometria , ag-giungendo pel primo le applica-zioni ed arti e mestieri. Intantoriordinò le lezioni di botanica coltitolo di Collezione delle piantein 29 tomi in foglio stragrande,e neile vacanze corse più luoghid’Italia in cerca di cose naturali.Del 1796 non assentendo a coman -dato giuraménto fu tolto alla cat-tedra, e dalla pace del chiostro fubalzato nelle incertezze del seco-lo ; non intermise per questo isuoi studi, lavorando eziandiomiscroscopii e telescopii, come u-sava il Toricelli. Nella calma del1799 riprese l’abito e la cattedra,cui si aggiunse la fisica sperimen-tale : non passò un anno, e gli con-venne lasciare ogni cosa , ed eglinon curato da’suoi, pregiato dagliestrani ( tra’ quali non vuol tacer-si M. Thovin ) visse beato tra’suoilavori sino al i 8 o 3 , che gli fu da-ta incombenza di comporre la bi-blioteca pubblica dai libri de’ va-rii ordini religiosi. Nel che spesemolto del proprio, e disperando