Egli riuscì pili che in altro nel-le anacreontiche, in alcune dellaquali trovi alcun diedi greca soa-vità e leggiadrìa. Sue chiare ami-cizie furono i Zacchiroli, Bragaldi,Valeriani, Malpeli, per tacere dimolti altri; ma non vuoisi taceredegl’improvvisatori Ferroni e Na-tali, che egli ebbe carissimi. Pian-se la morte della Maria PetrociniFerretti con un sonetto, che in Pa-dova fu pubblicato: e raccomandòai futuri la memoria di sè pel mol-to amore alla patria, cui dedicò,siccome è detto, le sue poesie.
D V accouni
PAGANI CESA (Giuseppe Ur-bano) , nacque in Belluno il 25maggio >7&7, e morì in Veneziail 2 1 marzo di quest’anno i 835 . Lavita sua fu propriamente di lette-rato ; poco considerevole essendoquel tanto che ne spese altrimen •ti. Ricorderemo tuttavia essere e-gli stato, durante la veneta domi-nazione, Inspettore a’boschi, ca-rico che si aveva allora per moltoimportante, e valeva il titolo diconte. A tempo del regno italico,fu in patria Intendente delle finan-ze. Col cessare di quel regno, cessòpel Pagani ogni pubblico impiego.
Giovinetto portossi a Padova acagione di studio e strinse amici-zia col Cesarotti : vogliono alcuniche questa amicizia anziché gio-vare nuocesse al Pagani, attese lelodi prodigategli da quel grandeuomo, liberale, com' è a tutti no-to, di larghi conforti a quanti e-rano giovani di belle speranze. Mase il Cesarotti potè in alcuna parteaiutare la confidenza del proprioingegno, soverchia nel Pagani pernaturale disposizione, non mancòper altra parte, come ci fu raccon-tato da chi n’ era testimonio dipresenza, di ammonire più volteil giovane, oltre il dovere sicurodi sè e troppo facile a trascorre-re nelle impetuosità suggerite da
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troppo violente amor proprio, pro-nosticandogli con dolcezza di a-mino e saviezza di padre i danniche gliene sarebbero venuti, eda’ quali per verità ebbe pressoche sempre aspreggiata la vita.Mise in luce per primi nel 1782,coi torchi di Carlo Palese in Ve-nezia, due volumi di poesie : ilprimo contenente cose originali,il secondo traduzioni dal latino,dal tedesco e dal francese, fra lequali V Atreo e Tieste del Crebil-lon. In questi due volumi, a vo-lere esser giusti, tranne una gran-de facilità di espressione, e cortacopia d’immagini, la critica nontroverebbe gran fatto che lodare,quantunque v’abbia in essi il Ter-remoto di Messina, poemetto cheal suo primo apparire menò gran-de rumore . È da notare che inquel tempo ad Omero preferivasiOssian ; e il Natale del Gaudenzisembrava un miracolo d’inven-zione e di stile poetico. Male per-altro giudicherebbe della poeticafacoltà che il Pagani aveva sortitonascendo, chi ne facesse il saggioin que’ due volumi. Sono di queltempo alcune poesie rimaste ine-dite, che vincono di gran lungale pubblicate, e dalle quali si puòargomentare come , indirizzataper altra strada, quel vivace e fe-condo ingegno sarebbe giunto adiversa meta. Come il meglio ri-manesse inedito, e si pubblicasseil men buono, è nuovo argomentoa giudicar del gusto della stagio-ne. Per altra parte è bello e pro-ficuo allo studio dell’arte il consi-derare come, mentre il giovinepoeta si faceva nel cospetto delpubblico con vote e molte volteampollose cantilene, esprimessenel proprio secreto, e quasi dire-»mo all’orecchio degli amici, i pro-pri affetti con ingenuità, e spessoancora con elegauza , quando i acagion d’esempio, alla vista d unbel tramonto :