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[Volume primo e volume secondo.]
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Nuvolette rubiconde

Lo infiammavano d’ amor,è

Come il tremito dèli’onde

Era il trèmito del cor.

Altre cagioni impedivano ad al-tre poesie del Pagani di venire inluce; è in ciò loderemo 1’onestàcon la quale costantemente prov-vide che ciò eh’ era scandalo a po-chi, perchè manoscritto semplice-mente; non diventasse per Li viadelle stampe scandalo universale.

Quantunque agli applausi chesenza misura ottenne la sua giovi-nezza, non corrispondessero quelliche ne accompagnarono la virili-tà, non rimase dall’ esercizio delScomporre ; in ciò tenacissimo dinon mutar forma ai prediletti suoistudi, in onta alle osservazioni ,che assai spesso la malignità, matalvolta ancora la critica ragione-vole mettono innanzi agli scritto-ri. Nel 17B4 pubblicò un poemet-to in tre canti intitolato Piaggioper aria, e nel 1K02 col titolo Pii-leggiatura di Clizia un altro,pure in tre canti, in versi scioltiinterrotti da canzoni. Questi duepoemetti, il secondo singolarmen-te, oltre al privilegiare di bellezzaàulle poesie pubblicate dal Palese,non mancano di certa vivacità distile e splendore d’immaginazio-ne, ma non sono tali nemmenotessi da credersi destinati alla po-sterità. Gli studi del Pagani, e ilparticolare suo gusto per l’abbon-dante e 1’ affrettato, il facevanonaturalmente contrario alla scuo-la dell’ Alfieri, che diede mano acompire nella drammatica la bel-1 ’opera cominciata dal Parini ri-guardo alla lirica, di sgomberarecioè la poesia italiana dalla nulli-tà e affettazione delle perifrasi, edel linguaggio tradizionale, ridu-cendola alla sceltezza e nobiltà de-gli antichi. Ponendosi adunque a

scriver tragedie è facile il porlsàrhche tenesse tutt’altra via da quel-la dell’ Astigiano, non foss’ altrònello stile. Varie tragedie di fatticompose, alcune con cori, e conqualche lusso di decorazione, de-corazióne per altro delle solite alnostro teatro, eh’è quanto direnon punto particolare all’ azionee al modo onde questa fu imma-ginata, semplice diletto degli oc-chi, o al più al più agevolamentoalla fantasia per rimanere com-mossa dai versi. Abbiamo uditodalla bocca medesima del poetauna llosmanita, e sappiamo di unCostantino , in cui lo studio postòper quello che chiamasi comune-mente effetto teatrale è grandis-simo, e vogliamo credere non in-felice. Ma queste ed altre moltetragedie rimasero inedite. Al CaioGracco fu cagione di vedere la lu-ce in Milano nel 1808, per adope-rare presso a poco le frasi stessedel Pagani, il non essere egli con-tento di una tragedia dello stessotitolo d’ un celebre contempora-neo: tutti intendono che qui siaccenna a Vicenzo Moniti. Il Pa-gani credeva dovesse g-iovargli avincere la prova col tremendo ri-vale l’avere delineato il Graccodella storia: veggasi quanto que-sta intenzione fosse lontana dallateorica seguita da esso costante-mente nella composizione deglialtri suoi draumi. Questa volta lapassione, se pur fu mosso da pas-sione a gareggiare col Monti, loaveva tratto involontariamente apensieri di maggiore profonditàche non eran> i suoi ordinaria-mente. Ad ogni modo, che co-sa sia questo Gracco in se stesso,è rispetto all’altro del Monti, cre-diamo si possa giudicare dalla in-certezza medesima de’ principiisecondo i quali fu immaginato.Nel 1816 ur.’ altra Tragedia ilNabucco fu pubblicata in Vene-zia. Con questa mirava forse ad