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naturalista partecipa la bella sco-perta da esso fatta delle lucciolemarine. - Notizie di Iacopo daSani Andrea pubblicate in occa-sione di nozze ( Padova iB 5 i in8. ) Argomenti ameni trattò an-che in versi, che se non pel ca-lore poetico, molto applauditi ven-nero per la castità della lingua ;e sopra tutto yoglion essere ricor-dati una sua Versione della ce-lebre Elegia di Tommaso Cray( pubblicata la prima volta in Pa-dova 1772 in 8. ) e qualche Ser-mone che si attribuì all’ Algarot-?ti , ma che poi si rivendicò alGennari, e moltissime lodi otten-ne dal Varinetti e da altri ottimigiudici.
Se molta parte del suo tempo ilGennari spendeva nel rintracciareletterarie notizie, non cessava al-tresì mai dal mostrarsi di queste li-berale, rispondendo alle richiesteche venivangli fatte da’ piti illu-stri letterati italiani. Molto lavoròin un Lessico generale deli orto-grafia e lingua numismatica incompagnia di Giannantonio Mus-sato e di Domenico Polcastro ,opera che, rimasta inedita, si con-serva ora dall’egregio co. GirolamoPolcastro. Dal suo privato carteg-gio poi si scorge con quanta fidu-cia a lui ricorressero,e quanto gratigli si dimostrassero il Serassi, il Fa-broni, il Temanza, il Tiraboschi,il Savioli, il Morelli di que’ lumiche andava loro somministrando ,come non meno è la sua epistolareCorrispondenza un bel testimoniodell’ opera eh’ egli prestava nel ri-vedere e nel correu-g-ere «di altruiscritti; a tal che alcuno ebbe fa-ma di autore che senza la sua as-sistenza non 1’ avrebbe certamen-te ottenuta.
Era 1 ’ abate Gennari divenutosettuagenario quando Padova, co-me le altre città italiane, vide im-petuosamente cambiati i suoi de-stini, e sconvolto l’antico pacifico
suo reggimento. Ritiratosi vie piùegli allora dal consorzio delle gen-ti promettevasi qualche tranquil-lità sì in quello della società co’suoi libri, che nel religioso adem-pimento degli ecclesiastici doveri,quando la circostanza appunto de’tempi risvegliò ne’ suoi vecchi a-mici il desiderio eh’ egli accettas-se il carico di scrivere finalmentequella Storia di Padova intornoalla quale tanti sudori aveva sparsie tanti documenti aveva raccolti .Non senza difficoltà ne accettò ilcarico, ma egli scriveva appuntoallora ( 11 febbraro 1798 ) al suorispettabile amico l’ab Iacopo Mo-relli : « Anch’ io in questi mesi« procellosi ho intrapreso un lavo-» ro storico per comando e per con-» siglio altrui, che non era dellaìì mia età, e che forse non potròìì terminare ; ma tal’ occupazioneìì ha servito almeno ad alleviare in» parte la somma de’ mali che miìì opprimeva 55 . E la vita in effet-to non gli bastò poi a sì penosa fa-tica. Le parti compiute della isto-ria (che si pubblicarono postumein Bassano col titolo di Annali del-la città di Padova, Bassano, toofParti 5 in 4 - ) due sole epoche ri-sguardano; la prima, che incomin-cia dalla fondazione della città sinall’anno 1170; la seconda, che haprincipio dall’anno 1 256 e terminaall’anno i5i8, comprendendo lanarrazione degli avvenimenti cheaccaddero dalla morte di Ezzelinoil Tiranno sin all’istante in cuiPadova passò sotto la signorìa deiCarraresi. Dell’epoca ezzelinianasi riservava a scrivere, siccome diquella eh’ era più facile a svolger-si dopo la storia datane da Giam-batista Verci ; e di quella de’Car-raresi con grande diletto si sareb-be egli occupato se non fosse stato
ran-o-imito dalla sua uitima ora. Len o
sole Partì venute a stampa mo-strano la perizia dello scrittore chenulla arrischia senza I’ appoggio