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[Volume primo e volume secondo.]
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di autentiche prove, e che ha acuore la verità storica, esponen-dola sempre con finezza di criticae con purgata dizione,

L’ ultimo dì dell’ anno 1800 fuquello in cui il Gennari piamentecompiè il mortale suo corso, la-sciando invidiabile memoria di sène’ suoi concittadini e ne’non po-chi suoi amici. Umile senza viltàvisse sempre contento della pro-pria sorte, nè tentò mai di mi-gliorarla a danno de’ suoi dilettistudi. La sua vita letteraria, e lacivile e la religiosa, e quella di-gnità di modi che rendeanlo rive-rito ed accetto spiccano nelle sueLettere le quali possono servire diesempio e di conforto a chi fa suadelizia la cultura dello spirito e delcuore. Io ne ho trascelto un buonmanipolo, e le ho pubblicate in unVolume in Venezia, '829 in 16.Un bell’ elogio del Gennari scrisseil professore Floriano Caldani chesta premesso al voi. 1 degli Annalidi Padova sopraccitati. Veggasi e-ziandio la Biografia degli Scritto-ri Padovani di Giuseppe Vedovache attualmente si sta in Padovapubblicando.

B. Gamba.

RICCY ( Gio. Antonio ), stori-co ed antiquario, nacque in Sezze,una delle principali città della le-gazione di Velletri, di Giuseppe,e di Maria Giordani il 7 dicembre'760. Della sua educazione presecura Andrea Maselli medico , che

10 avea levato al sacro fonte, im-perocché non potè incaricarsene

11 genitore di lui, che militare diprofessione dovè portar le armiove il dover suo il chiamava. NelSeminario vescovile di Albano tra-passò gli anni della giovinezza alarsi colto nella mente di bene or-dinati studii. Non ne uscì appena,che acceso dall’ esempio del Luci-di, ch’era venuto in gran rino-manza per la Storia Al il ina, colla

foga eh’è propria della gioventù,si accinse a scrivere la Storia Al-banese. In Roma diedesi a tuttuo-mo alle fisiche discipline , e allostudio del greco, in che fece rapi-dissimi progressi. Venne a notiziadel chiarissimo cardinale StefanoBorgia, cui erano affidati gli stu-dii dell’archiginnasio; il quale,avvedutosi dell’ingegno di lui, glifece nascere nel cuore un desideriogrande di conoscere i monumentidella veneranda antichità. Non sìtosto venne in luce la Storia Alba-nese, di cui parlammo, che quelsuo mecenate, che gli fu non sipuò dir quanto gentile ognora edamorevole, il fe> - e accogliere (1787)nella Società Volsca Velliterna.Per quest’opera meritò di essereconosciuto da tutti quelli, che han-no animo di sentire vivamente ilpregio delle belle imprese , e inparticolar modo dal Cardinal defiernis, dalla contessa Castel Del-fino, dal dottissimo padre Giorgiagostiniano, e dal Ritrovatore del-l’arte Raffaello Mengs. Fu purepresentato al ministro del re diSardegna residente in Roma , cuiriesci sì gradito, e per le amabilimaniere, ond’era adorno, e per laprofondità del suo sapere , che lovolle presso di sè in qualità di se-gretario, nel quale uffizio durò in-sino alla occupazione francese del-lo Stato Romano. I tempi correanoforti, e noi non potremmo mai lo-dare e ringraziare tanto che basticoloro , che si adoperarono a gua-rentire e mettere in salvo i vene-randi avanzi della antichità, delcui bel numero uno fu il Riccy ; alui debbesi la conservazione di al-cuni archivii, a lui la conservazio-ne delle forme de’ caratteri orien-tali di ragione della sacra Propa-ganda ; le quali, sua mercè, nonfurono vòlte in mezzi di guerra.

L’essersi così caldamente ado-perato perchè non fossero guastie profanati dalla militare licenza