128
quegli obbietti preziosi, e la vale-vole protezione del cardinale Bor-gia , estimator giusto degli uomi-ni , furon causa , che nella primaristorazione venisse orrevohueuteaccettato qual archivista dell’ Isti-tuto, cui avea renduto sì importan-te servigio , e al quale presedeaquell’eminentiss. Porporato, comeprefetto. Durante quell’occupa-zione d'armi straniere, rese dipubblica ragione le risposte, ch’eifece alle critiche, con cui il Luci-di avea censurato qualche luogodelle memorie albanesi.
Dopo la ristorazione, intese allememorie storiche dell’antico pas-so Cemonio, e questo suo lavoromandava in luce del 180G. Pergiovare il tesoro delle dottrine,a due opere antiche volse pur lamente, cioè all’ Emissario del LagoFucino, e allo speco di Nemi, la-voro che non potè compiere e per-chè ne fu distratto dall’antico mo-numento consolare, che è intaglia-to nel sasso, il quale soprastà alritiro di Palazzola sul Bordo delLugo Albano, detto di Castello, eperchè quando era meno da aspet-tare, che la complessione sua sanae robusta promettea qualunquelunghezza di vita, fu da mortesorpreso il i 5 gennaio 1808. Prov-vide però sull’estremo della vita,affine non andasse smarrito quelsuo lavoro, che gli avea costatotanti pensieri e tante sollecitudini.Giuseppe Magno, maestro nell’or-dine de’predicatori, dopo il lungovolgere di venti anni, dopo l’av-vicendarsi di tanti casi e di tantefortune, con isplendida edizionelo ponea in luce. Non sappiamoche in fatto di antichità egli abbialasciato altri lavori, da quelli infuori, di cui abbiamo ragionato.Avvi di lui un voto intorno allesaline di Corneto che diede in lu-ce intorno al i 8 o 5 ; e ne viene as-sicurato ch’egli disegnasse di trar-re dalle opere di Orazio Fiacco
una biografia di questo sommopoeta, disponendo, meglio chenon sono, le poesie di lui ; maquesto suo intendimento non po-tò mandare ad effetto.
Amò molto la numismatica, ene fece una giudiziosa raccolta. Sedi questo illustre italiano non ab-biamo opere di più lunga lena, tì-gli è , e perchè non potè viverequegli anni che suol permetterenatura di vivere , e perchè solcapraticare le più scrupolose indagi-ni su ogni particolare dell’ argo-mento, cui imprendea a trattare,e perchè satisfatto di rado delieopere sue, sovente vi.tornava so-pra, e le rifondeva. Filippo Aure-lio Visconti il primo febbraio del-l’anno 1808 con un ben tessutolavoro esaltò le virtù dell’estinto,e la perdita ne compianse comegrande e irreparabile : il qual elo-gio va unito alla stampa del mo-numento consolare sui monte Al-bano, che porta pure il ritrattodell’autore per cura cU GiacomoMagno.
Giuseppe Maria Bozori.
VISCONTI (Filippo Aurelio),celebre numismatico, ed antiqua-rio, nacque in Roma il io di lu-glio dell’anno i "54 di onesta fa-miglia. Nel primo germogliarede’suoi anni fu di complessione sìgracile che ognuno temèa di vedertronche le belle speranze, che a-vea fatte concepire. Compiuti glistudii elemeutali, ebbe cara la poe-sia o la numismatica : ma scorsi glianni giovanili, abbandonò la pri-ma, in cui veUea di non potere ag-giugnere quella eccellenza, chesola fa passare ricordato alla poste-rità il nome de* verseggiatori, perdarsi interamente alla seconda,nella quale acquisissi non comu-ne fama. Di passaggio diremo, chelesse un sonetto nell’accademia de-gli Aborigeni, in cui ni ricevutosocio, il qual sonetto la parte della