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[Volume primo e volume secondo.]
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e persevei anzn, alle scienze mate-matiche. Aveva stretto relazionein Venezia con insigni dotti e let-terati, come Michelotti, Doro,Conti, Zeno, Maffei ; intervenivaalle conferenze sopra argomentidi matematica e di fisica, che sitenevano nella Casa Poro , e vi sirendeva sommamente utile per lasua cooperazione alle sperienzecui esigevano differenti discussio-ni, tra le altre quella delle forzevive sulla quale i geometri eranoassai discordi allora, e che adessoè compiutamente rischiarata. Aia 5 gennaio 1708, uno di que’fe-nomeni meteorologici di cui glieffetti disastrosi sono, anche al did’oggi , assai meglio conosciutiche spiegati, una tromba marinasparse il terrore fra gli abitanti diVenezia. Tale fenomeno sommi-nistrò a Zendrini la materia d’unopuscolo intitolato : Discorso fisi-co matematico sopra il turbineaccaduto in Venezia l'anno rjoS,stampato nella Gallerìa di Miner-va , e di cui trovasi un sunto ne-gli Atti di Lipsia del 1708. L’ au-tore vi s’innalza a considerazionigenerali sulla gravità e 1’elettrici-tà dell’ aria , sull’ origine e le di-verse specie di vapori (o gaz},sulla causa dei venti ec. ; vi si tro-va infine quanto potevasi dire dipiù ragionevole sopra simili mate-rie avanti che le sane teorie del-1’ elettricità e della chimica pneu-matica fossero conosciute. Sembrache tale discorso dovesse serviredi prodromo ad un cemento sepiaalcuni libri d’Ippocrate ( Vedi Lanota ant.y Zendrini acquistò gran-di vantaggi su quelli de’ suoi con-temporanei e de’suoi compatriot-ti, ì quali si occupavano di mate-matiche tanto pure quanto appli-cate, per 1' uso che fece del calco-lo infinitesimale. I principii ditale calcolo erano ancora oggettodi controversia , non solo quantoalla preferenza da dar loro sui me-

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todi antichi, ma altresi quanto al-la loro esattezza , e soprattutto ilmodo d’ esposizione di Leibnìtzera quello che dava adito ad obie-zioni speciose. Gl’ Italiani vedeva-no in oltre, in tale preferenza ac-cordata alla scoperta di Newton edi Leibnitz, un discapito per laloro gloria scientifica ; impercioc-ché i concepimenti, e i lavori deiloro grandi geometri stavano peressere negletti ed anzi dimentica-ti. Zendrini, preparato con lo stu-dio dell’analisi di Cartesio, ade-rendo soltanto a ciò che credevavero ed utile, riconobbe in brevee la certezza dei risultamenti chesi ottengono col calcolo infinitesi-ma le , e gl* immensi vantaggi ditale stromento analitico in con-fronto della siniesi e dell’analisifinita. 11 primo uso che ne feceera acconcio a dimostrarne la pre-minenza. Un geometra valente,chiamato Ceva, grande avversariodella nuova analisi, aveva propostoai matematici tre problemi , nel-1’ uno dei quali si trattava di ret-tificare una curva determinata dauna data relazione tra i logaritmidelle sue ascisse e quelli delle sueordinate, di cubare il solido di ri-voluzione eh’essa avrebbe genera-to girando intorno al suo asse, e ditrovarne il centro di gravità. Zen-drini fece vedere che le soluzionidi tali problemi, i quali, trattaticoi metodi antichi, riuscivano dif—coltosi , non erano che un giuocoquaqdo vi si applicava il metodoNewtoniano o Leibniziano. Si fat-te soluzioni sono state publicatonel Giornale de'lett. d'Italia, voi.iv, 1710. Si occupò in seguito diun altro problema il quale èd’unagrande importanza in astronomiaed in geodesia , quello della deter-minazione della curva secondo laquale s’inflelte un raggio di lucetraversando gli strati dell’atmosfe-ra , ed in generale, un mezzo didensità variabile. Tale problema