elle 1’ azione corrosiva sopra mifondo orizzontale; Zencìrini inoltre ha considerato R effetto ditale azione sulle pareti lateralisupposte verticali; e, sebbene que-sta ipotesi d’una sezione trasver-sale poligona non abbia potutocondurlo ad altro che ad una so-luzione imperfetta, tale abbozzonon ha meno somministrato unaprova della superiorità che gli da-va in confronto dei geometri par-tigiani dei metodi antichi, la co-gnizione dell’ analisi Newtonianae Leibniziana. La sua Scritturaintorno sì fatta materia, con que-sto titolo : Modo di ritrovare neifiumi la linea di corrosione, è sta-ta pnblicata noi Giornale dei lett.d Italia, voi. xxi, anno i^id. Visi trova la descrizione d’uno stru-mento assai semplice eh’ egli ave-va immaginato per determinare ,coll’esperienza, la scala delle ve-locità. La pubblicazione di taleScritto , puramente teorico , e lafama scientifica che Zendrini siera altronde acquistata, non tarda-rono ad aprirgli il nuovo aringo ,c.he abbiamo indicato, al quale deela sua principale celebrità , ed incui ha potalo congiungere del pa-ro i concepimenti teorici e le ap-plicazioni pratiche. Le cause cheproci ussero tale vocazione sono os-servabili per le discussioni che fe-cero nascere tra i più celebri in-gegneri italiani, e pei progressidella scienza delle acque correnti,dovuti alle dissertazioni ed ai trat-tati che i prefati ingegneri publi-carono in appoggio delle loro ri-spettive opinioni. Attraversa la pia-nura che separa le città di Bolognae di Ferrara un terribile torrente,detto il Beno, che ha la sua sor-gente negli Appennini a setten-trione-ponente di Pistoja, presso ailuoghi chiamati Le Piastre e San-Marcello, e che ricorda un gran-de fatto storico, quello del trium-virato di Ottavio, Antonio e Lepi-
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do, conchiuso in una delle isoleformate da! torrente stesso. I mez-zi di contenerlo , la direzione dadare al suo corso, e la determina-zione del luogo della sua foce, so-no stati, fin dal principio del se-colo decimosettiino , il soggettodelle più calde contese tra Bolo-gna e Ferrara ; gli abitanti diquelle due città erano dispotissi-mi a seguir gli esempi dati daiProvenzali ed Avignonesi, in oc-casione della Duranza, impiegan-do nella discussione armi affattodiverse da quelle del ragionamen-to. I Bolognesi volevano che sifacesse sboccare il Reno di là diFerrara, relativamente alla posi-zione della loro citta , nel Po diLombardia , o Po grande che hail suo corso a settentrione di Fer-rara, dopo che le sue acque hannoabbandonato le antiche tracce esi-stenti a mezzodì della stessa città,ed indicate coi nomi di Po di Vo-lano e Po di primnro (i). il lorovoto sostenuto dall’autorità di pa-recchi idraulici celebri, siccomeCastelli, Guglielmini, Cabrile edEustachio Manfredi, era in oppo-sizione totale con quello dei Fer-raresi i quali volevano condurreil Reno verso l’estremità meridio-nale del lago di Comacchio, e por-tare le sue acque al mare per mez-zo del Po diprimaro ( 2 ). 1 Castelli,
(O Vedi su tale mutamento di Iettoun mio Sunto delle ricerche sul siste-ma idraulico dell Italia , pubblicato netDiscorso sulle rivoluzioni della superfi-cie del globo, del barone Buvier, pag. -5(Parigi, 1826;,
(2) Questo è il disegno che fu ese-guito. Ma i Bolognesi non abbandona-rono per questo le loro pretensioni, allequali avvenimenti successivi poteronodar pesa. Un decreto del 25 giugno i8o5ordinò l’immissione del Reno nel Po diLombardia, scavandogli un nuovo lettoche avrebbe incominciato nell’alveo pre-sente, alla Pamfilia (dove secondo i pro-getti ferraresi aveasi fatto provare al cor-so del torrente una forte inflessione sul-la destra), e che avuta avrebbe la sua