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[Volume primo e volume secondo.]
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pubblicamente lettere italiane elatine. Fatti felici progressi, e com-piuto l’anno sedicesimo di sua età,vesti l’abito chiericale, ed entrònel Seminario di Padova celebreper ottime discipline specialmen-te per gusto nella latina favella.Nella scuola di rettorica dove fuposto, il Braus fece subito bellamostra di sè,per lo che nei tre an-ni che vi fu lasciato si addestrò ascrivere purgatamente e con belgarbo la maestosa lingua del La-zio , che poscia gli meritò nonmediocre fama. Siffatto eserciziodi penna, che sotto la direzione ela critica d’ un saggio maestro èassai più proficuo d’un lungo trat-tato d’Ideologia , valse al Brausquella facilità di salire avanti consicurezza nelle scienze filosofichee teologiche, la quale spesso si de-sidera in cbi dai moltiplici studipreparatorii sciauratamente nonriporta che molta franchezza dichi accherare su qualunque sog getto, poca o nessuna di ragionare.Le gravi scienze non lo distolseromai del tutto dalle sue lettere pre-dilette, si che non passava giorno,oso dire , in cui non facesse suedelizie d’ un qualche classico la-tino o greco, o non vergasse unperiodo di prosa, o un qualchetratto di latina poesia. Il Semina-rio apprezzò quel bell’ ingegno ;e sicuro che sarebbe riuscito va-lente , lo promosse, ricevuti eh’ebbe gli ordini sacri, al magi-stero , nel quale secondo le co-stumanze del luogo cominciò dal-la grammatica , e proseguì ad in-segnare pec parecchi anni l’uma-nità e la rettorica. Lo ricordanoancora con tenerezza i suoi di-scepoli, che rammentano spessoquell’impegno e quella perizia conche commentando e smidollandole schiette e più recondite bellez-ze dei classici, formava in loro ilcriterio del bello e mettevali sulvero sentiero del ben comporre.

Vi aveva nel Seminario di Fa-*dova una scuola di non lieve im-portanza e di sommo grido , chetra i suoi professori annoverava iFiacciolati, i Ferrari, i Costa , iChilesotti, detta Accademia, per-chè sosteneva le accademie pub-bliche e semi-pubbliche che si te-nevano a certi giorni dell’anno inquell’istituto, alla quale si ammet-tevano que’ pochi già maggiori dietà che avevano disposizione e at-titudine dichiarata alle umane let-tere. Era quella scuola come uncomplemento della rettorica, chèin essa discorrevasi esteticamentedel bello, si analizzavano cou piùdiligenza i classici autori, se neraffrontavano le imitazioni, si no-tavano le differenze degli stili edelle maniere, mettevasi in pienamostrala ricchezza, l’eleganza,l’efficacia della lingua, e sopratutto si perfezionavano i giovaninell’ arte dello scrivere col conti-nuo esercizio. Dalla quale scuolauscirono quei begl’ ingegni chediedero fama al Seminario di Pa-dova nelle lettere greche e latine,e che lo resero benemerito del-la nazionale letteratura. Fu negiianni in cui era maestro di questascuola che il Braus si rosé celebrepiuccbè in avanti pei componi-menti latini che dava a recitare aisuoi discepoli sul finire dell’ annonell’Accademia pubblica, nei qua-li ammiravasi, oltre le altre mol-tissime doti, quell’ artifizio tuttosuo d’imporre silenzio e attenzio-ne col primo pensiero che colpivae intratteneva di botto per certanovità e vaghezza, che mal sapreidiffìnire; la quale attenzione pro-rompeva finalmente in festosissimiapplausi Si osservò che quei versi,i quali sembrati erano a udirsi i piùillustri per colore e per espressione,scadevano alquanto sotto al giudi-zio degli occhi ; nè poteva esserealtrimenti. Fatto accorto dall’espe-rienza il valente maestro che,