intendere c gustare a colpo d’orec-chio un componimento elaboratoe compiuto in tutte le sue parti ,dacché lo studio della lingua co-minciato aveva a languire, era co-sa da pochi assai, sacrificava il suofino gusto alla semplicità ed allachiarezza, ed ajutando l’intelli-genza degli uditori col brio dell’es-pressione, colla vivacità delle tin-te, coll'armonia sentita del verso,otteneva quella pienezza d’ ef-fetto, che non avrebbe raggiuntacon modi più studiati, e con piùdilicate eleganze, delle quali peraltro fiorivano i componimenti chedava alle stampe. Tenne egli que-sta scuola fino all’anno i 8 r 5 , nelquale passò a Roma per aggregar-si alla risorta Compagnia di Gesù.Foco tempo stette nella capitaledel mondo cattolico, perchè fumandato prima in Urbino, posciain Reggio di Lombardia ad inse-gnare rettorica. Quivi non con-fermò, ma crebbe la sua riputazio-ne sulla cattedra e sul pulpito, col-le accademie, colle orazioni, collabella riuscita de’suoi allievi, sì chei Reggiani verniti in cognizioneche si meditava di trasferirlo altro-ve, pregarono e ottennero di posse-derlo per più lunga stagione. Ri-chiamato finalmente a Roma l’anno1825 per far l’annuale nella chie-sa detta del Gesù, si sentì strin-gere con più violenza da que’ do-lori di ventre , i cui primi assaltiaveva sofferti in Padova, e che pelcorso di otto anni gli avevano da-to qualche tregua, pace non mai.Cresciuto il morbo in maniera darenderlo ornai inetto a qualunqueuffizio, si pensò di tradurlo in Gai-loro, luogo campestre sedici migliacirca da lloma colla speranza chetrovasse nell’ aria libera e salubrela virtù che non trovava nei far-machi ; ma vi morì invece il gior-no 26 agosto di quell’anno mede-simo compianto da chiunque loconosceva, e in ispezialità dalla sua
compagnia che ama vaio tenera-mente, e dal Seminario di Pado-va che in lui si vide rapito duevolte uno de’ suoi più begli orna-menti.
Giovanni Braus conosceva lescienze quanto si conveniva a col-ta e religiosa persona : ma si eratutto dedicato alle lettere. Catte-dra e pulpito, furono le sue prin-cipali occupazioni. Varie orazionipanegiriche compose e recitò inPadova e altrove, accolte con gran-de favore, le quali piacevano so-pra tutto per la gentilezza dei pen-sieri eh’ei sapeva colorire di tin-te soavi, e vestire di spiritose im-magini imitate o tolte ai suoi di-lettissimi classici ■ dei quali fre-gi, sebbene con maggior parsimo-nia, abbelliva altresì idiscorsi mo-rali. Nessuna delle sue produzioniitaliane fece pnbblica colle stampe,se n’ eccettui qualche poesia, chedirebbesi di circostanza, nella qua-le vedi il maestro, che coltivandocon grande amore la lingua ma-dre, non fa onta alla figlia. Non fuprofondo grecista, ma conoscitoredi quella lingua quanto bastava afarne sentire ed assaporare le bel-lezze ai suoi alunni » e dettò ingreco qualche epigramma, perchènessuna accademia tenevasiin Se-minario, nella quale non si ren-desse onore alla madre d’ogni belsapere, alla Grecia. Ma dove assaipiù valse, fu nella prosa e nel ver-so latino di qualunque metro. L’e-logio di s. Girolamo, tre orazioniin morte di tre chiari ecclesiasticiPadovani, le prefazioni ed alcuneprose delle sue accademie, tutte co-se inedite, non che la riputata ora-zione: De lectionepravorum libro-rum, recitata e stampata in Reg-gio di Lombardia l’anno 1822, sonole sue principali produzioni prosa-stiche. Più numerose sono le poe-tiche 5 ma poche pure di questene pubblicò, e il poemetto intito-lato: Hierosolimae excidium, che