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fu recitato per intero in un’ acca-demia pubblica del Seminario, nonsistampòche l’anno 1824, cioè do-po la morte di lui $ del che giovafar avvertiti i lettori perchè sap-piano, che non ebbe l’ultima manodell’incontentabile autore, e chefu dato alle stampe come si rin -venne, trascorsi per Io meno diecianni nei manoscritti, spesso inesat-ti, dei suoi discepoli. Più fortunatefurono le versioni della Jeroga-mia impressa in Cremona 1 ’ an-no 1810 e della Spada dì Federi-co, celebri componimenti di Vin-cenzo Monti, perchè il tradutto-re non permise la pubblicazionedella prima, e non fece dono del-1’ altra all’ illustre poeta , se nondopo avere ben bene condottavisopra la lima.
Le poche cose che leggiamo delBraus, e le molte che udimmo, cichiariscono in che consistesse il me-rito di lui considerato come latinoscrittore. In lui si riconosce nonsolamente grande dimestichezzacon tutti i latini scrittori, sommacognizione di lingua, tesoro di ma-niere e di frasi , buon gusto, cri-terio sicuro, esercizio ; ma oltrequesto una mente direi quasi ro-mana, perchè arrivato a scoprireco’suoi lunghi studi come i clas-sici latini osservassero le cose, co-me le sentissero, qual ordine des-sero alle loro idee , qual modousassero a vestirle, a colorarle , apresentarle, si diede tutto a imi-tarli nella sostanza e nella forma,e quindi si rese commondevolissi-mo non solo per la scelta delle pa-role e delle frasi, ma sopra tuttoper l’intonazione del periodo, perla proprietà e varietà della sintassi,per la forza dei sentimenti, pel col-legamento dei pensieri, per la so-norità, per l’armonia, per l’accen-to della elocuzione, di modo chenon vedi no ne’suoi scritti un uo-mo che volta in latino un perio-do concepito in lingua volgare, ma
un uomo che pensa e detta alla la-tina. Sapeva quali modi convenis-sero all’ ode, quali all’elegia, qua-li al verso eroico, e agli altri ge-neri ; e perciò le varie maniere dicomponimenti hanno tutte l’anda-mento e il colorito loro proprio :nè le frasi comiche entrano mai adeturpare un’alcaica, nè le ligu-re troppo poetiche a snaturareuna prosa, nè gli stimoli e i ner-vi oraziani a far aspra un’ elogia.Anche ai di nostri si legge di trat-to in tratto nei pubblici fogli qual-che nuova produzione latina, allaquale, divenuti per meraviglia pa-stosi e morbidi quelli tra i nostriGiornali che menano maggior van-to di durezza e d’inflessibilità, ar-dono incensi senza fine. Ma qualicomponimenti latini, Dio buono!Per la più parte veri mosaici com-posti di voci e di maniere d’ogni sti-le e d’ogni secolo, fosse anche bar-baro, raccolte senza scelta, cucitosenza giudizio, oppure gittate allarinfusa, senza accento di periodo,senza armonia di verso, senza co-struzione latina , senz’ anima , etalvolta senza grammatica, e sen-za prosodia. Che siasi diminuito equasi annichilato il culto della lin-gua greca e latina, v’è chi l’ascrivea grande nostra ventura quasi fos-se preludio di più nobile e più e-levata letteratura nazionale ; maio dirò francamente che se italia-ni furono tutti i più rinomati scrit-tori latini, e gran parte dei greci,letteratura nazionale vorrà dirsiquella, e non altra, che si alimente-rà del loro succo , e si abbellirà ,per quanto il comporta l’indolediversa delle lingue e la mutat icondizione dei tempi, delle loromaniere; e siccome la pittura, ela scultura, e l’architettura, ogni-qualvolta si vollero togliere al pre-cipizio che le minacciava, si ri-chiamarono agli esemplari greci elatini ; cosi alle limpide ed inge-nue sorgenti della Grecia e del