Band 
[Volume primo e volume secondo.]
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in latino, ed in terza rima, inuna delle quali, dopo essersi ri-volto a tutti i suoi allievi , con-chiudeva con que’ sentimenti chedovrebbero sempre essere di gui-da agli uomini d’ingegno, e cheparmi di lui fossero propri duran-te la vita. Perchè sono inediti quivolontieri li riferisco :

E rammenta a te stesso e a ognun che correNostre vìe , che fia dolce anche a noi viviFar ciò che tempo e morte non può torre ,•

E nulla segue C uorn che a Stige arriviE i campi e C oro e i fregi, onde superbaLa mente ergea , son del suo nome privi :

Ma beli opra d' ingegno eterno il serba.

Tornato nella primavera a Mi-lano vide sempre più avvicinarela sua fine; locchè tanto più con-fessava riuscirgli grave in quantotrovava di non aver ancora potutoporgere frutti adeguati a’ suoi stu-di, il che era in qualche analogiaco’sentimentidel Canova, che seb-bene in età già avanzata, diceva,solo tenersi contento la sera di quelgiorno nel quale sembravagli diavere fatto qualche progresso nel-1’ arte.

Il giorno i5 dicembre i8r5 fu1’ ultimo per lui che, confortatodagli amici e dalla religione, spi-rò ! Le sue esequie furono cele-brate decorosamente con funebreOrazione, e gli amici, gli ammi-ratori, ed i suoi discepoli porta-rono ed accompagnarono il feretrofuori di Porta Ticinese al campodel suo riposo.

Fu il Bossi di bello e significan-te aspetto ed alto della persona.Non ebbe moglie, e fu amantedelia società nella quale risplen-dette coi modi pronti e vivaci. Fe-ce alcuni viaggi.Gli si può rimpro-verare d’ essere stato inchinevoleai piaceri anzi che no. Fu liberaledi suoi consigli, di suoi disegni,ed anche di roba a chi ne abbiso-gnava. Sincero estimatore dell’ al-trui merito si dimostrò colle pa-

role e cogli scritti, e specialmen-te con un’ode all’Appiani, e collaillustrazione dei Sermoni del Za-noja, sebbene non fossero suoi fa-voreggiatori , e finalmente collasua opera sul Cenacolo quando eb-be a parlare degli artisti viventi.

La sua franchezza, il sua meri-to e la sua integrità stessa, e forseil disprezzo che lasciava traspari-re per la ricchezza e pel fasto i-gnorarite , non lasciarono di pro-curargli degli avversarii.

Del suo avere institui erede unnipote , a cui per le antecedentidisgrazie del padre già rivolte a-veva le di lui cure generose.

Della moltiplice sua Collezionela famosa Deposizione del Mante-gna , e pochi marmi patrii furonoacquistati dall’Accademia di Bre-ra, e la serie dei disegni, a gran-de suo ornamento, da quella diVenezia. Le altre cose andaronodisperse in diverse mani.

Disegnò talvolta il Bossi anched’ architettura , e fra le altre coseuno Spedale per una principessapolacca, ma si rifiutò di apparte-nere alla Commissione di pubbli-co ornato , a membro della qualeera stato nominato.

Coltivò anche la Musica, e mol-to le lingue antiche e moderne, ele scienze sulle quali fondava leteorie dell’arte $ c provò, con Leo-nardo, con Michel Angiolo , e contanti altri, quanto le lettere e lescienze gioviuo congiunte alleartiper il loro perfezionamento. Aqueste con indefesso zelo sollecitòi sussidii e la protezione del Go-verno, non meno che cogli scritti,coi consigli, coll’esempio delleopere, e diede una fortissima spin-ta al loro ben essere e progressospecialmente nel gusto e nello sti-le che possono solo farle nob.li egrandi.

Qualche volta per conoscere l’ef-fetto delle sue composizioni . 110 -dellava egli stesso, e vi riuscii»