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e pittore ed incisore; e in effettoanche il figlio divenne valente di-pintore massime in ornati, in pro-spettive ed architetture. Ascrittoall’accademia veneta di pittura,si diede fin da’ primi anni a lavo-rar per teatri, per pubblici spet-tacoli, per palagi, per chiese ec.Essendosi del 1 ■575 in febbraio ab-bruciato il Teatro vecchio di sanBenedetto in Venezia, aveva Do-menico proposto un modello perla nuova sua costruzione, e sebbe-ne per la grandiosa spesa^ non ab-bia avuto effetto, nondimeno fuassai ammirato, e a Domenico siallogarono la maggior parte degliscenarii per la prima apertura diesse opere che riscossero grandeapplauso non meri che quelle de’cugini Mauro pittori prospetticiche con esso lui in quella occasio-ne operarono. Per la difficoltàdella invenzione fu molto applau-dito l’interno e l’esterno del La-berinto di Creta eh’ egli fece pelTeatro di s Samuele nel hallo ilMinotauro eseguitosi nel 1776, edideato dal celebre Onorato Viga-no. Anche nella commedia del co.Carlo Gozzi intitolata le DroghecT Amore 1 anno 1777 rappresen-tata nel Teatro di s. Buca, notis-sima per gli avvenimenti del se-gretario Pietro Gratarolo, aveva ilTossati dipinto. Fra i molti palagiadorni di sue opere, è il palazzoGidoni a s. Gio. Decollato che hauna sala dipinta a tempera conoggetti architettonici, e il palaz-zo Con tari ni nei contorni di san-ta Maria dell’ Orto, la cui impre-sa però gli fu fatale, come dirò inseguito; varie però di queste pit-ture ne’ palazzi nostri perironocolpa i nuovi restauri, e la ridu-zione delle sale e delle camere adun gusto più moderno. Nella cir-costanza che fu visitata la città no-stra da Sua Santità Pio VI, e dalgran duca e gran duchessa di Rus-sia sotto il nome de’Conti del Nord
l’anno 1782, fu allogata a’ Fossa-ti, padre e figlio, la maggior par-te de’ lavori por gli spettacoli dadarsi. Quindi ebbe principal ma-no Domenico nella grande loggiache si è eretta nella piazza de’ ss.Gio. e Paolo dalla quale il Pontefi-ce diede al popolo la benedizione,e eh’ è alle stampe ; e nel prospet-to della piazza di s Marco coll’ar-co trionfale e col palagio inalzatoin onore de’ Conti del Nord, pub-blicato pur colle stampe, insiemeco’ carri trionfali da' Fossati stessiinventati e composti. Per la qualcosa tanto Giorgio che Domenicoriportarono decreti di approvazio-ne dal Senato, e voci di elogio dalpopolo veneziano e dall’immensonovero di forastieri accorsi in si so-ler) ne occasione. Non solamentepoi in Venezia ristrinse i suoi la-vori Domenico; egli portelli an-che fuori. A Udine stette alcunianni e dipinse in quel Teatro, e<] 11 ivi pure ne’ palagi di parecchide’ signori Friulani. A Padova ,.Vicenza, e Verona, lasciò operodel suo pennello ; ed una delle suemaggiori cose sta nel soffitto dellaChiesa parrocchiale di Martellago.Anche fuori di Stato fu conosciu-to il valor suo, e il Teatro dellaScala in Milano fu da esso dipintocon sua gran lode ; e a Monza la-vorò in quello erettovi dall’archi-tetto Piermarini ; e ricordasi unsuo vaghissimo Carro Ghinese co-strutto nel 1771 per le nozze del-1 ’ arciduca Ferdinando d’ Austria.A Grat.z occupossi finalmente perquel Teatro, ed avrebbe accettatole offerte di ire a Roma e a Pietro-burgo per dipingere in quelle sce-ne, se le sue circostanze familiarie spezialmente le persuasioni de-gli amici e eie’ protettoti suoi nonì’ avessero trattenuto in patria.Fra i varii allievi ch’ebbe, è a con-tarsi un suo nipote di nome Ci-priano Pelli elvetico che riuscìbuon dipintore Teatrale. Ma chi