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[Volume primo e volume secondo.]
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che di (6 in 17 anni snpea di gre-co, ed in latino ed in volgare det-tava prose e versi pulitamente. Pe-rò fu 1 ’ amore del maestro p. VitoGiovenazzi, filologo di que’ tempiriputatissimo. Mortogli il padre,fu dallo zio e tutore mandato aNapoli per dar opera all’ avvoche-ria:in questa si avviò alla traccia dichiari uomini ; comecché fosse trat-to potentemente alla quiete dellelettere. Così entrò nella grazia del-1 " ah. Giamhatista Forte, che gliaprì 1’ adito al savio ministro mar-chese Bernardo Tanucci: questi neaccolse con lieto viso un’anacreon-tica pel suo giorno natalizio, unpoemetto sulle leggi di natura ( cuivenne appresso un altro sulle deli-zie di Caserta ) ed una canzone perle nozze dell’ unica figliuola. In-tanto lo zio faceva pressa al nipotedi restituirsi a casa : ed egli obbe-diente abbandonava tante bellesperanze, ed era per seppellirsi nel-la terra natale; se non che l’amo-re del Forte e la solerzia del mini-stro noi permettevano. Così il bravogiovine, non dissentendo lo zio, futrattenuto a Napoli in posto di n-ficiale nella segreteria. Mancato ilTanucci, non mancò a lui diligen-za e sapere : però la luce delle suevirtù balenò agli occhi del marche-se Caracciolo, che nel 1788 sotten-trava a reggere le segreterie dellacasa reale e degli affari stranieri.Eranvi le querele di Pio VI. perla cessata Ghinea, e doveasi rispon-dere : al grave incarico fu eletto ilCappelli, e la risposta fu tale, chemeglio non si potea. lire Ferdi-nando premiavalo di tanto collacroce dell’ Ordine costantiniano, ecolla commenda di s. Antonio diGaeta, per morte del chiarissimoFilangieri : e poi nel 1 7 g 5 a luicommetteva la segreteria del go-verno di Sicilia. Il Cappelli visitò laterra natale, e fu tosto a Palermo:e là quattro anni appresso ( colpade’ tempi ) ebbe a ridursi lo stesso

re Ferdinando: il quale, al cresce-re delle difficoltà vedendo crescerela prudenza e lo zelo di quel fede-le, lo volle nel 1801 direttore dellereali segreterie di stato : poi 1* ono-rava del titolo di marchese : nècontento a ciò nel 181 r facevaiocustode della sua biblioteca, e nel12 segretario di Stato. I rivolgi-menti della fortuna non perdona-rono al regnante, nè al degno mi-nistro : quegli lasciava al principeereditario la somma delle cose*questi a Napoli si ritraeva colla be-nedizione della Sicilia, e quello cheè più colla pace della coscienza.Non passarono due anni, ed eccoFerdinando a Napoli quasi in trion-fo cercare ben tosto del suo caroAbruzzese ( così egli usava chiama-re il Cappelli ) : questi comecché sitenesse alla fine della sua via nonpotè ristarsi, ed alla cura della re-gia casa ebbe aggiunta quella de-.gli ordini cavallereschi, de’ qualipartecipò, perocché decorato dellagran croce dì dignitario, qual granmaestro di cerimonie dell’ordinedi s. Ferdinando. Poco appressovinto dagli anni e dalle infermitàebbe ned 1820 onorato riposo colladignità di consigliere di Stato, ol-tre le pensioni che già goditva. Levicende de tempi fecero desiderareal monarca il senno e 1’ opera del-l’esperto ministro ; ma impediro-no quest’ ultimo 1’ età e gl’ inco-modi, che l’accompagnano. II buonvecchio nell’ amicizia del marcheseGargallo ( ingegno e cuore eccel-lente), e nella ricordanza de’ carisuoi studi si consolava : e più ne’soccorsi della religione cui fu sem-pre devoto, in quegli estremi siconfortava. Così il 1. Agosto 182Sdi 84 . anni, nel bacio del Signore,mancò. Chi vuol sapere più oltredi un uomo, che rifulse dì lumesuo proprio, non già ereditato, nèmendicato, ma venutogli in pre-mio di virtù e di prudenza leg-ga : „ De vita marchionis Iloralii