Capitolo IV, dello stesso Amo-retti ).
XXXIX. Sei lettere dell’ abateFortis si leggono alla pag. aoi esegg. della Collezione di Operescelte di autori friulani. Voi. II.Udine, pei fratelli Matliuzzi ,1826, tipografa Pecile, in 12.
L’ abate Fortis lasciò più scrittiinediti. Fra questi m’ebbi sott’oc-chio molte delle sue poesie allaCaminer. Io tengo, tratta dagli 0-riginali, buona copia di molte let-tere di Ini , che meriterebbero lastampa unitamente a quelle chesi conservano a Milano, in Dalma-zia (1), non che appresso i suoi il-lustri amici, de’quali non ricorde-remo i nomi , essendoci forse ditroppo allungati nel parlare di lui.
Giusepi'e Vedova.
MAROCCO ( Pietro ) . Quellapotente parola che impronta l’u-mana lisouomia di maschia e fer-vida espressione, intrinseca mini-stra dell’anima, volle Iddio unitasul labbro d’un benemerito gio-vine nel mentre appunto che det-tava severe pagine destinate a larparte d’un’opera in cui egli avreb-be svolto il magistero solenne chela Provvidenza adopera al conse-guimento degli altissimi suoi fini.Già esso ne aveva raccolto i neces-sarii materiali, c molte parti avevaordinate e limate, dalle quali tut-te traspariva quella finitezza distile e novità di concetti che sipossono ammirare nell’unico ca-pitolo che ne abbiamo alle stampe,e che trovasi inserito nel IV- 7.Luglio 1854. Ricoglitore Italiano
(0 Presso 1' illustre famiglia Draga-nich-Veranisio io Zlosella, villetta a do-dici miglia da Sebenico, esiste ua co-pioso numero di lettere del Fortis in-diritte al eh. ab. Girolamo suo teneroamico, con cui carteggiò fin eh’ ebbevita, coma a colui col quale, unitamen-te al Cesarotti, ebbe comune nel Semi-nario di Padova 1’ educazione.
e Straniero, il cui titolo è: LeFi-sonornie.
Sia permesso all’ amicizia dispargere pochi fiori sul sepolcrodi questo scrittore, a cui a buondiritto possiamo applicare i versich’egli stesso consacrava alla me-moria d’ un caro amico rapitoglisul fior degli anni:
Poche son V orme che il tuo piede impresse »
Bomor dì fama al volgo non le addita,
Ma una sacra speranza , ohimè f tradita
Amaramente lacrima sovr* esse,
Pietro Marocco nacque in Trezzonel 1817 da probi ed agiati geni-tori. Ebbe una puerizia infermic-ciaj tuttavia fu in lui rapido lo svi-luppo delle facoltà mentali, e dasci anni aveva a meraviglia appre-so il leggere, lo scrivere, e i detta-mi principali di quella religioneche illumina e conforta in questobreve peregrinaggio, ove, per va-lerci d’ una espressione di lui, è
torrente
La sventura, e 'l piacer breve zampillo,
JMell’età d’anni 7 fu posto nel col-legio di Desenzano. Ivi compì ilcorso di umane lettere riportan-do in ogni classe [tremi e attesta-ti di altissima soddisfazione daisuoi maestri, per i quali conservòperenne gratitudine, e in ispecioal valente rettore Bagatta di cuistese la necrologia . Ridonda agloria di quell’ Istituto il vederecome il Marocco negli ultimi an-ni di sua dimora attendesse allostudio de’ classici latini e italianicon fervore, e fermezza di volere,ordine , assennatezza , e metodoveramente ammirabile in un gio-vanetto di tredici anni : giaccheappunto in quel torno diede prin-cipio ai giudiziosi spogli che in-numerevoli ho trovati ne’mano-scritti eh’ egli si compiacque le-gare a mia particolare istruzione,e a compimento di vani lavori fi-lologici da noi assieme immaginati,