e de’ quali darò esteso raggua-glio in altra scrittura che ho inanimo di stendere a meglio tra-manuale la memoria d un sì caroamico* il quale, pur troppo comeegli presagì, doveva lasciare tan-to desiderio in quanti il conob-bero :
Ma "pur troppo lassù sta scritto » cÀ’ ioNell' alme che d* amor mi son cortesiImmaturo destar debba cordoglio.
Compiuti gli studi fdosorici si por-tò il Marocco all’Università di Pa-dova per attendere alla legge , edivi trattenutosi un anno, passò peraltri due allo studio di Pavia dovediede in luce varie poesie di occa-sione , tra le quali è notevole uncarme per laurea da cui ben si po-teva presagire come l’Italia avreb-be potuto attendersi da lui unpoeta vero. Poco inclinato aglistudi legali s’ immerse ne’ suoiprediletti esercizii letterarii, e inpari tempo diede opera a diversilavori che venne poscia mano ma-no perfezionando. Nel 1828 pub-blicò la Poetica di Orazio tradot-ta verso per verso con una Let-tera discorsiva sulla letteratura ,e alcuni Sermoni, genere di poe-sia da lui prediletto , e nel qualeabbiamo tutto quanto egli lasciòdi più finito. Uà traduzione nonmanca di buoni versi e di esattez-za scrupolosa nell’ interpretazione.Nella Lettera poco si dice di nuo-vo, ma si toccano cose che è sem-pre bene raccomandare, e che perun giovine di 21 anno erano gem-me . Nei Sermoni ammiri senno,brevità , evidenza : in tutto il li-bro poi perizia somma di lingua.Ad esso fece quasi subito succe-dere la Clarice Visconti romanzoin prosa , indi la Beatrice "Fendanovella in versi , ed altre minoriopericciuole , tra le quali non vaomesso il Volgarizzamento del li-bro de ’ costumi e degli ofjìzii deinobili sopra il giuoco degli scac-
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chi di frale Jacopo da Cessole ,tratto nuovamente da un codicemagliabechiano, da lui illustratoe corredato con quelle norme chedetta la buona critica. L’abateCesari, per la morte quasi improv-visa sopraggiuntagli, lasciava allo-ra imperfetto il Volgarizzamentodelle Epistole di Cicerone intra-preso per commissione di AntonioFortunato Stella dotto e disinte-ressato tipografo di sempre caramemoria. Malagevole era il trova-re ohi seguendo lo stesso metododesse convenevole compimento aquel lavoro. Il Marocco, dietro vi-ve amichevoli istanze, si accinse al-l’ardua impresa, e il modo con cuivi riuscì è degno di tutta lode. Laperizia della lingua, 1’abbondan-za, l’arguzia, il senno con cui egliseppe sì giovane gareggiare col va-lente provetto volgarizzatore, sonotali da destare vera maraviglia. Alui più che a nessun altro era fa-cile il giugnere a tanto , dacché ilCesari più che altro autore con-temporaneo formava la sua letturapiù favorita. Sotto la scorta di Ot-tavio Morali valente filologo attesealtresì con profitto allo studio del-la lingua greca . Di questo suomaestro 1’ ho udito più volte par-lare con vivissima stima e ricono-scenza , protestandomi d’ essersimolto giovato de’consigli di luinegli accurati studi eh’ e’ fecedappoi su la lingua nostra. Neli 83 o intraprese un viaggio d’istru-zione per la Toscana, Roma, eNapoli, e si vide festeggiato e te-nuto caro da’migliori letterati ita-liani , dai quali ebbe consigli, in-coraggiamento e stimoli a ben me-ritare della patria . Aveva egli inanimo di stendere in altrettantelettere un’esatta relazione de’ suoiviaggi, alcune delle quali trovansibelle e ordinate ne’suoi manoscrit-ti. Roma gl' inspirò un carme incui splende più d’un concetto ma-schio e vero . Di ritorno accasossi