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[Volume primo e volume secondo.]
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dirsi che consacrò tutta intiera lavita. Quindi ritornato in Italia,dopo avere appartenuto alcun tem-po al corpo legislativo, fu pubbli-co Censore, fu Professore specialedi lettere greche (i), e Biblioteca-rio di Brera, nel ciual ultimo im-piego durò fino a tanto che gli èbastata la vita. Chiunque ebbe colMorali qualche consuetudine deeper certo maravigliarsi, come inquella tanta assiduità allo studio,in quell’ intero allontanamentoda ogni distrazione uscissero cosìscarse le letterarie sue produzioni:ma le molte postille sparse neiclassici greci e latini che sempreavea alle mani, mentre da un latoson prova che meditava qualchegrande opera, dall’ altro potrebbe-ro costituire per se medesime unottimo libro, dove fosse chi racco-glierle e ordinarle profittevolmen-te. Spese poi molta parte della suavita nell’edizione dell’ Ariosto (2)divenuta assai.famosa in Italia pergli elogi de’ dotti, e per le molteristampe che se ne fecero in ogniparte. Crediamo che quella edi-zione principalmente valesse alMorali 1 ’ onore di essere ascritto

(1) Abbiamo un Inno a Giove di Cal-limaco tradotto dal Morali in versi sciol-ti col lesto greco di fronte. Villano,Stamperia reale, 1807, in 8. Dalla suascuola uscirono non pochi valentissimidiscepoli, taluno de’ quali procacciossigran fama con belle traduzioni di clas-sici greci.

L’ Editore.

(2) Milano, fiiovanni Pirotta, 1818,in 4- Con ritratto. Il Morali si prestòcon mirabile diligenza alla buona riu-scita di siffatta edizione, e cosi si hail Furioso interamente restituito allenative forme dategli dal suo autore nel-la siampa dell’anno i552 I] Morali hafregiato questa edizione di esatte Tavo-le, le quali danno i confronti delle le-zioni adottate con quelle delie stampepiù famigerate, segnano le più notabilidifferenze grammaticali, ed indicano quag-li possano tenersi per migliori varianti.

L' E ditore.

all’ Accademia della Crusca, a cutegli veniva inviando un copiosoglossario tratto dall’ Ariosto mede-simo per arricchirne il nuovo di-zionario italiano. Al Furioso vole-va aggiunger le Satire, delle qua-li avea già raccolte parecchie edi-zioni , e fattivi molti studi. Legrammatiche greche, e le Cresto-mazie che si usano nelle pubbli-che scuole furono da lui traspor-tate qual dal latino, qual dal te-desco in italiano, e arricchite diutili note. Finalmente erasi ac-cinto al Dizionario greco-italianodi che 1 ’ I. R. Governo gli aveadata incumbenza, e del quale tan-to è più doloroso 1 ’ interrompi-mento , quanto più è grande lanecessità che ne abbiamo, e scarsoil numero di coloro che potrebbe-ro sottentrare all’ impresa . Conquesto grande lavoro avrebbe sen-za dubbio il Morali raccomandataper sempre ai posteri la sua fama,se la morte non piombava improv-visa a spegnere una vita che nelduodecimo lustro pareva tuttoralontana dall’inchinare a vecchiez-za. Ma nella sera dell’ undeciruodi febbraio 1826 lo assalse un col-po di apoplessia che in poco d’ oragli tolse la favella, nè poi gli halasciati che due giorni di vita, sevita può dirsi un continuo dibat-tersi per terribili convulsioni, sen-za conoscimento di sorta , senzamai metter voce, senza poter da-re nè ricevere 1 ’ ultimo addio da-gli amici che frequenti gli si adu-narono d’ intorno al letto. Purenon fu da principio sì violento ilmale , che in quel solenne mo-mento non potesse la religionechiudergli cristianamente una vi-ta eh’ egli aveva non solo guarda-ta dal vizio, ma infiorata di moltevirtù. Fino a tanto che dura que-sto viaggio mortale gli uomini avicenda e ambiscono e lodano lequalità dell’ ingegno; ma dovei’ ul-timo giorno abbia posto silenzio