Band 
[Volume primo e volume secondo.]
Seite
286
JPEG-Download
 

a86

Modena l’elogio di monsignor Pao-lo Giovio il giovane vescovo di No-cera. Li’ indefesso signor cavaliereconte Giovio non sa finir mai dileccare col suo pennello amorosola propria famiglia . Abbiam giàveduto abbastanza , ne’ primi vo-lumi del presente Giornale, comeil signor conte col Dizionario Co-mense abbia pensato di alzare alsuo cognome un monumento piùperenne del bronzo. Un anno pri-ma , da Venezia e da Modena era-no usciti que’suoi elogi di PaoloSeniore e del fratei Benedetto, erisonarono fin d’allora dalle alpi almare ( ricordati , lettore , di egliparla di se stesso /) Como, Noce-ra, i ritratti, il museo, le storie,ec. ec. Che vorrà dirci questo elo-gio novello ? Avrem noi ad ascol-tar di bel nuovo le stesse canzoni,come se la penna di questo scrit-tore fosse destinata ad esser 1’ Ecodella Simonetta , che ripete tantefiate la voce? u Dagli avi suoi ave-va ereditata una doviziosa biblio-teca, raccolte di lapidi, di quadri,di medaglie, di manoscritti, di ra-rità , avanzo del famoso Museo diPaolo Giovio. Ora da questi, mol-te ed importanti notizie potevaegli trarre relative alla storia dellasua patria. In quel torno però aveacominciato a scrivere la storia stes-sa Giuseppe Rovelli, con iscrupo-losa erudizione, ma lenta, e talorapesante. Giovio avrebbe potutofornir quanti materiali possedevaper far migliore l’opera del concit-tadino: ma da un lato i sentimen-ti accennati lo sviavano: dall’altroamici o adulatori 1’ esortavano acoglier una corona non nuova nel-la sua famiglia, scrivendo egli me-desimo i fasti di sua patria . Quel-li ascoltò ; ma incapace di un la-voro sodo e continuato , amò discorrere liberamente su vari punti,come fece nei Commentari su Co-mo e il Lario , stampati sotto ilnome arcadico di Poliante Laria-

no ; nelle Lettere Lariane al Bet-tinelli ; e negli Opuscoli Vatrii.

Molti altri elogi, oltre l’accenna-to, scrisse di antichi e di moderni;e per entrare in un’Accademia diParma, trattò anche di arti belle,moda del tempo : fece versi, comesi faceano al tempo dei Tre Ec-cellenti Autori-, scrisse prose comesi poteano scrivere quando nellescuole davasi per modello di stilel’abate Roberti. L’Italiano gene-rale Teulié invitò una volta Gio-vio a stendere alcune iscrizioni, dacollocare nel collegio militare disan Luca in Milano, sotto immagi-ni di uomini illustri. Le fece , epossono dirsi davvero il primo ten-tativo alquanto vasto e generoso diEpigrafia italiana: che se non so-no perfette, ridondano di tali pre-*gi, da farne grande onore al Gio-vio, e da convincere che la linguadel si non cede ad altra veruna perforza e concisione . Giovi qui ri-produrne alcuna.

A lui che ricorda Milziade AristideAl fondatore deila pace Americanaa Washington

Se Federico Gag. marie di PrussiaAl di lui valore inviò una spadaInviano a quel nome un sospiroI popoli tutti che amino invocatalibertà vera.

Cristoforo ColomboTu mal accolto nel nostroNuovi mondi scopristiAlmirante leg,Sl tor conquistatoreFelicissimo

Se T ingratitudine potesse sopportar glieccellenti.

Vero è che quando tentò altreiscrizioni gli riuscirono a pezza in-feriori a queste e d’ un fare fiden-ziano. A queste poi, che sono astampa , soggiunse brevi e succo-sissimi elogi degli stessi illustri. Ivipure sono alcuni precetti sull’epi-grafia italiana, non di gran valoreperò, w Per diminuire gli articoli(die’egli) del dativo, introdussitalvolta una specie d’ invocazioneche richiede altro caso , e postofermissima opinione che questogenere di stile ammetta qualche