i m peto poetico, ed a variare l’armo-nia, anche i tronchi, di cui si val-gono i rimatori . E* bene non dirado si faccia uso di parole e diconcetti già consagrati, massimedi Petrarca , di Dante e di altriperegrini ingegni ... Egli è incre-dibile quanto siano preziose tali re-miniscenze . Siamo col pensierocondotti a qualche classico nostroo alle formole di qualche antico ro-mano. « 11 tempo che la poesia nu-tricatasi d’ imitazione e di remi-niscenze speriamo abbia ceduto aquel dell’ originalità e del senti-mento.
Quando da una filosofia , checliiamavasi e vantavasi popolana ,ed era tutta moda di sale, e di cit-tà capitali, e di eleganti gabinetti,veniva dichiarata guerra alle cosepiù sante e più sociali, e fino a Dio,Giovio, pio com’era, si fece incon-tro a quel torrente con un Saggiosopra la religione, e colle Operet-te ed epiloghi interessanti la reli-gione ed il cuore. Pure non eraegli sempre stato fra le mura del-la patria. Ma nel 1777, in compa-gnia del sommo suo concittadinoAlessandro Volta, visitò la Svizze-ra, 1 ’ Alsazia, la Savoia, ed andò atrovare a Zurigo il Gessner , Hal-ler a Berna , a Ferney Voltaire.Raccontava celiando come mada-ma Denisse intrattenevali, mentrelo zio tardava , dicendo per iscu-sarlo : Moti onde Jait ses pd(jues.Poi comparve il patriarca prece-duto da due cavalieri di s. Luigi, iquali spalancando le imposte, an-nunziarono che Voltaire arrivava.Questi parlando al Giovio del suo& a g§i° ora accennato, soggiunse :
Voi avete cominciato colla Ma-donna : buono per principiare: mafinirete col diventar dei nostri.^ Al-lo scoppiare della rivoluzione inFrancia, ricoverò il Giovio nel suopalazzo a Como molti profughi ,fra i quali vogliamo rammentare ilThouvenel, propagatore dell’elet-
trometria sotterranea , che trovòun caldo fautore nell’abate Amo-retti . Venuta poi la Lombardiasotto il dominio tirannesco de’sol-dati di Francia , mascherato colnome di libertà, Giovio entrò nel-le magistrature municipali, ma dipessimo cuore , onde veniva insul-tato dai Giacobini. Al tornar deiTedeschi nel 1599, stampò tradot-ta la Conversione Politica del Go-rani, con aggiunte piene, come illibro, d’insulti e di beffe a quellalibertà e al Bonaparte. Gli scher-niti tornarono poco dopo , e fitbuon per Ini che recassero princi-pii moderati, onde se la passò condue giorni di arresto nelle pubbli-che prigioni. Anche dopo stabilitoil regno d’Italia , non dissimulòalcune verità, che non fanno belsentire all’ orecchio dei potenti ;come quando nel 1810, essendotraboccato il lago stranamente, eglistampò una lettera ove rinfacciavaa quel governo di avvisar modi on-de smungere il più possibile, senzapoi badar a quelli di migliorarela situazione de’governati. Eppu-re gli toccò vedere tutti e tre isuoi figliuoli entrar nelle miliziedel conquistatore; ed il maggioree prediletto morir a Gubingen ,nella tremenda ritirata da Mosca.Quel caso il punse così vivamente,che gli accelerò la morte, alla qua-le religiosamente arrivò dopo tor-mentosissima osteosarcosi il 17 dimaggio 18 i/i-
Ebbe egli amicizia e corrispon-denza epistolare col fior dei lette-rati di allora ; e nella copiosissimaraccolta di lettere, che si conservain sua famiglia, non v’è quasi no-me di persona chiara in que’ tem-pi, che non si trovi. Le più im-portanti però, o dirò meglio le piùcuriose, sono del Bettinelli, di Ga-stone Rezzonico, e di Ugo Fosco-lo ( 1 ). Questi usava molto la casa del
(1) Queste ultime vedranno 7 la luce.
L'Editore