2 94
culto delle Muse e della classicaLetteratura (i).
L’ Editore.
COSMI (de, Giovanni Agosti-no), filologo, nacque in Castelter-mini il 5 luglio 1726 da Domeni-co , in quel tempo cioè , in cui lainfelice Sicilia per tremuoti, perintestine agitazioni, per invasionidi pirati, per li roghi della inqui-sizione, parea non potersi più ria-vere da tante calamità, a cui s’ag-giunse l’altra non mono funestadella sopravveniente inerzia, in-terrotta però a quando a quandoda taluno di coloro, che sanno su-scitare il sacro fuoco del sapere.
De Cosmi fu dotato di gran for-za, e di attività d’ ingegno, e diuna prodigiosa memoria. Ebbe laprima educazione dal padre , uo-mo di gran sapere, che lo incam-minò nella cosmografia, nella geo-grafia, nella storia e neH’aritmeti-ca, e gli fece apparare i primi ru-dimenti della lingua del Lazio.
Le circostanze domestiche sug-gerirono al padre di proporgli lascelta dello stato ecclesiastico ; on-di' è che lo fece entrare nel semi-nario vescovile di Girgcnti, città,cui erano soltanto rimasti gli avan-zi degli antichi edifizii.
Rimase privo indi a poco del ge-nitore, che lasciò in mal essere lesostanze del patrimonio; il che fuun colpo fatale pel proseguimentodella sua educazione; ma l’affet-tuosa madre di lui per quanto po-tè vi sopperì co’suoi risparmi, ecolla sua attività.
Era appena pervenuto a’quattor-di anni, quando i reggitori eli quelseminario avvisarono di fargli ap-prendere la scolastica filosofia. Qui
(1) Speriamo di poter in breve pub-blicare una edizione compiuta delle mi-gliori Opere del Negri, ove i Venezianivogliami secondare il nostro vivo e giu-sio desiderio.
tutto a un punto vidssi conia trattogiù in una oscura regione di vótoombre, e sentissi stordito dal suo-no indistinto d’innumerevoli pa-role prive di grazia e di espressio-ni di cose sensibili e reali, Ma conseco fece le ragioni e deliberò diserbare queste conoscenze a tempimigliori, applicandosi intanto allostudio de’ classici latini, e alla sto-ria delle nazioni si antiche eliomoderne.
Dopo due anni di quella filoso-fia , passò alle scuole teologiche ,rua attese in pari tempo alla stor ialetteraria, alla eloquenza, alla poe-tica, e alla letteratura francese.
Il primo suo lavoro fu un elogiodi un tal Leonardi, frate de’predi-catori, che per opera de’ suoi ami-ci fu stampato.
Compiuti i 22 anni prese il sod-diaconato , e fu allora che venneeletto a professore di eloquenzanello stesso seminario, ove intro-dusse il primo lo studio del volga-re italiano.
Dopo un anno e mezzo presel’ordine sacro di diacono, e si recòa Palermo per farvi incetta di li-bri non solo, ma per conoscerviancora due valenti italiani, chedalla malnata ignoranza erano per-seguitati: Giovanni Tracuzzi daMandanici, illustre allievo di GianVincenzo Gravina; e Giovanni diGiovanni da Taormina, gran lumedella storia, della diplomatica, edel diritto pubblico di Sicilia, cheper sottrarre al fuoco del carneficei suoi dotti lavori, fu costretto dirifuggirsi nella casa di un amico,ove fece perire nelle fiamme quat-tro volumi del suo codice diplo-matico.
A pena giunto in Girgenti, unvivo desiderio lo punse di darsi in-teramente agli eletti suoi studi. IIperchè chiese ed ottenne di torna-re in seno alla sua famiglia. Qui aCasteltermini fu fatto parroco ,uffizio che gli lasciava tutto il