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e cortesi: non molto eloquente par-lando, lo era moltissimo scrivendo,o nel disputare eruditissimo; co-me quello che vecchio ancora sa-peva a memoria lunghissimi trattidi Classici, studiati da lui nellaprima giovinezza. L’elogio ne les-se il professore G. J. Montanariin occasione di premi scolastici di-stribuiti a Savignano nel 1 85 1 (i).
D. Vaccouni.
CORAZZI ( Ercole ) , nacquedi buona famiglia in Bologna l’an-no 1669; educato in patria, visita-te le principali università d’Italia,entrò di 20 anni nella congrega-zione olivetana, e fatti i suoi studidi filosofìa e teologia nel celebremonastero di s. Michiele in Bosco,li perfezionò in quello di Perugia,dando precipua opera alle mate-matiche, a cui si sentiva maggior-mente inchinato. Eletto poi vica-rio e parroco nel monastero olive-tano di Ascoli, dovè per alcuntempo dismettersi da quell’ufficio,per incaricarsi della matematicainstituzione del figliuol primoge-nito di un duca d’Atri, Gio. Giro-lamo Acquaviva d’Arragona ; allaquale e’si dedicò con tal animo,che in servizio del suo allievo ap-prese da se l’architettura militare.Compiuta quella educazione, tor-nò al suo monastero ascolano, don-de trasmigrò in altri per ben seianni in uffizio di lettore di filoso-fia. A questo tempo si riferisce ilsuo Ragionamento della luce edei colori , stampato nella Galleriadi Minerva. Tom. v. f. 2^3. Pro-mosso nel 1710 alla cattedra di al-gebra, nell’università di Bologna,e fondato quattro anni di poi quelcelebre instituto delle scienze edarti, il Corazzi, nominato in essoprofessore di matematica, ne fecela solenne inaugurazione con una
( 1 ) Giorn. Arcad. Tom. crii. pag.ali.
orazione latina, che in quell’annomedesimo 17 i4 fu data alle stam-pe. Invitato l’anno appresso dallarepubblica di Venezia a formareun progetto per impedire le in-ondazioni dell’Adige, e’si recòsulla faccia de’luoghi, ed esposea quel governo il proprio avviso ,che dichiarò poi in una disserta-zione letta al bolognese Instituto.La sua congregazione non fu in-sensibile all’ onore, che le procac-ciava un si illustre individuo, e lofregiò nel 1717 della dignità con-spicua di abate. Intanto divenutaessendo rarissima l’opera di Fran-cesco de’ Marchi bolognese sull’ar-chitettura militare, e questa suararità accreditando la temerità dique’francesi, che vollero attribuir-si l’invenzione di varie foggie difortificazione, che tutta era dovu-ta al de Marchi, il Corazzi, chedall’ insegnare la fortificazione se-condo i principii di quel grandeuomo avea cominciato le sue lezio-ni all* instituto, stimò bene di ri-vendicarne 1’onore, impugnandospecialmente la critica fattagli dalsig. Aliano Manessón Mallet. Que-st’opera che fu stampata del 1720,ottenne lodi dallo Zeno, dal Maf-fei, dal Tiraboschi , dal Denina ,dal Napione ; le quali lodi non socome si accordino con 1’ agra cen-sura che ne fa il cav. Luigi Mari-ni nei prolegomeni alla splendidaedizione dell’ opera del de Marchieh’ei procurò in Roma del 1810.Vero è, che malgrado a quantoscrissero e il Marini e il Corazziper assicurare all’ italiano de Mar-chi l’originalità delle sue inven-zioni, questa originalità è tuttaviadisconosciuta da’ francesi ; bastiche nella Encjclopédie Modernepar Courtin, stampata del 182;),non si nomina all’ articolo forlifi -cation nè il de Max-chi, nè il Co-razzi, nè il Marini, con manifestanota , non so s’ io più dica di ma-lignità o d’ignoranza.