Ma nuove glorie dovevano pro-curare al Corazzi un anticipatocompenso di queste accuse e diquesto obblio. Restaurata nel i 720dalla gloriosa memoria del re Vit-torio Amedeo 11 la università de-gli studi di Torino, e chiamati atenerci pubblico insegnamento gliuomini più lodati, non che del Re-gno, d’Italia, uno di questi fu puril Corazzi; il quale venuto in quel-l’anno stesso a Torino come profes-sore di matematica, vi lesse a’10di dicembre la sua orazione proe-miale, la quale versava sulla unio-ne degli studi medici coi matema-tici, il che fac.ea seguito alle ora-zioni da lui recitate innanzi inBologna, nelle quali mostrò la in-fluenza delle matematiche sullevarie arti e scienze. Questa ora-zione fu stampata ( con quella cherecitò l’anno appresso) in Torinol’anno 1722; ed in grazia di essameritò di trovar luogo nella bio-grafia medica piemontese. Il Co-razzi , avuto caro dal re, stimatodal corpo decurionale che lo ag-gregò alla cittadinanza di Torino,riverito ed amato da’discepoli, aiquali egli dicea tutto cuore in quel-la sua prima lezione : Habetis ho-minem carissimae patriae caus-sa vestra oblitum , de vestro pro-gressi laborantem unice , priva-ti™ ac publice vobis addictum; ilCorazzi, che alla severità dellescienze associava la tersa latinità ,F artifizio oratorio, e gli estri poe-tici; il Corazzi, che per tutti que-sti pregi potea riuscire di tantagloria a se stesso e di tanto profit-to agli altri, si vide da immaturamorte rapito agli studi ed al mon-do nell’anno «726, dell’età suacinquantottesimo.
Il catalogo delle sue opere sitrova nel Fan tu zzi ( Scrittori Bo-lognesi. T. ni.), e più copioso an-cora in una biografia manoscrittadel Corazzi, compilata dall’erudi-to sig. abate Fabrizio de’Marchesi
Malaspina, riformatore degli studidell’università di Torino, alla cuigentilezza io debbo le migliorinotizie contenute in questo arti-colo.
P. A. Paravia.
TARTINI ( G iuseppe ), trassei natali in Pirano nell’ Istria il dì12 aprile dell’ anno 1G92 da Gian-nantonio Tartini Fiorentino e no-bile di Parenzo, e da CaterinaGian-Grandi cittadina di Pirano.Studiò da prima fra’ preti dell’ Gi-ratorio nella terra natale, poscianel collegio degli Scolopii in Capod’Istria, ed imparò fin d’ allora irudimenti di quell’arte, nella qua-le divenne maestro alla Europa .Ma i parenti lo destinavano a farsifrate minore, e, vedendolo a ciò ri-pugnante, lo mandarono nel 1710con le divise ecclesiastiche nellauniversità di Padova . Colà egliattese più che ad altro alle articavalleresche, e singolarmente al-la scherma. Trattovi dal bolloredell’età e dalla impetuosa natura,ebbe frequenti duelli cogli scolaridella università, e già divisava direcarsi a Napoli o in Francia perfarvi Io schermidore, allorché, in-namoratosi perdutamente di unagiovane, la fece sua sposa mal-grado alla disuguaglianza di condi-zione . Come la sua famiglia ciòriseppe, n’ ebbe tale sdegno, chegli negò ogni sovvenimento, e af-fai to lo abbandonò. E siccome lamoglie apparteneva a famiglia di-pendente dal Vescovo di Padovacardinale Cornaro, questi il face-va cercare per arrestarlo. Però ilTartini travestitosi da pellegrino,si avviò alla volta di Roma, e do-po un lungo giro si ricovrò pressoi Minori Conventuali di Assisi,ove un frate suo parente lo ospi-tò. A questo ritiro andiamo forsedebitori di aver avuto nel Tartiniun grande riformatore dell’arte jperò ch’egli per ingannare la noia