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tutto si diede allo studio del vio-lino, nel quale «ssai gli giovaronole lezioni del p. Boemo insigneorganista. E , se non era il casoche siamo per narrare, non sareb-be stato scoperto si di leggieri. Maun di festivo, mentr’egli suonavaper la messa solenne, che celebra-vasi nella chiesa de’ frati, un ven-to soffiò nella cortina della orche-stra, e la tenne sospesa alcun tem-po. Esposto per tal modo il Tarti-ni alla vista del pubblico, un Pa-dovano il riconobbe, e reduce inpatria trombò, che il Tartini sta-vasi nascosto nel convento di As-sisi. Allora la moglie si adoprò perfarlo tornare presso di lei, e ilCardinale il fe’ sicuro di avere de-posto ogni rancore, ond’ egli si ri-dusse in Padova, e da quel puntola sua condotta fu lodevolissima .Indi a poco recossi colla mogliein Venezia, dove fu invitato a suo-nare in una Accademia. Quivi udìper la prima volta un insigne suo-nator di violino il Fiorentino Ve-racini. Era allora Giuseppe nelvigesimo secondo anno dell’ etàsua, a si persuase di avere fino aquel dì perduto il tempo nello stu-dio di false e miserabili regole del-1 ’ arte.
La eccellenza e la nuova manie-ra, con cui suonavano il Veracini,e il Viscontino , che aveva pocoprima udito in Cremona, svegliòin lui quella emulazione, e quellacoscienza delle proprie forze, chei giovani nati ad alte cose risento-no come una scossa elettrica al-1 ’ avvicinarsi degli uomini egreginelle arti, la quale simpatìa suolessere un ottimo preludio di feliciprogressi. D’ allora il Tartini sol-levò il pensiero a nuova manieradi studi, e per attendervi con piùagio, affidata la sposa al fratei suoin Pirano, nell’anno 1714 abban-donò di nuovo la casa paterna, oveera di continuo distratto c scorag-giato da’ suoi studi, c si ritrasse in
Ancona, dove ogni dì per otto orecontinue attendeva all’ eserciziodel violino (1), con pertinace insi-stenza indagando la miglior ragio-ne dell’arte, di cui divenne un ve-ro riformatore col ridurre il suonoad una facilità, nobiltà, ed espres-sione non udite in prima, e la dol-cezza alla forza accoppiando mira-bilmente. Fu giudicato seguace alGorelli (le opere del quale eglimeditava assiduamente) nella filo-sofia armonica, e tale da potergliesser maestro nella felicità deglu-tivi, c nel maneggio animato dellacantilena.
Il di 16 aprile dell’anno 1721 fueletto primo violinista nell’orche-stra di s. Antonio di Padova, e so-stenne quel carico mezzo secolo ,beando le orecchie de’ Padovani.
„ Con quel ? arco che vinse ogni desio „ (a).
Del 1728 aprì scuola , e finchévisse seguì ad insegnare, e talvoltagratuitamente, a una folla di gio-vani e di professori, che non solodalle varie città d’Italia, ma benanche dalla Germania, dalflngìiil-terra, dalla Francia , dalla Svezia ,e da tutte parti accorrevano a luiper impararne il contrappunto , e1’ esercizio pratico del suonare ilviolino.
Divulgatasi la sua fama, da pertutto si ebbe gran vaghezza diudirlo . n Lo udì in fatti, “ sicco-come ci attesta il dottor Fanza-go ( 3 ), » Venezia, Milano, Livor-« no, Bologna , Roma , Napoli ,» Palermo, ed altre molte città di
(1) Gian-Rinaldo Carli: Osservazionisulla musica antica e moderna . Tom.xiv- delle sue opere fac. 34 o. ediz Mil.del 1786.
(2) Ultimo verso del sonetto « Giu-seppe Tartini, ossia F espressione delsuono n .
Opere di A. Mazza. Voi. n fac. 3 i.Parma.
( 3 ) Elogio di Giuseppe Tariini . Pa,dova, per Carlo Conzalli, 179 2. fac. 16