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u il Fruslator rifruslato ; Pa-rigi , I Venezia) 1764, (controBuvetti ) mise fuora : ìl Sogno ,Poema mora lepicoliritragicomi-fantasticofìsico,per Maestro Gar-bo , in ottava rima piacevole com-pilato, eoa gli argomenti e conalcune brevissime note del capo-ral Ticchelocche da Lucca, LibroPrimo ... In Aleppo, a spese diSer Gneo da Bari, Anno Domini,1765 in 8 . Nella facciata anterio-re al frontespizio leggesi per epi-grafe la noia terzina di Dante : Ovoi che avete gli intelletti sani ec.,e sotto, le seguenti parole: QuestoLibro contiene cinque Canti , e sivende una lira. Nel foglietto chesuccede al frontispizio cominciauna lettera in questa guisa: A' suoigenerosi amici padroni e difen-sori Maestro Garbo, Sorte, Soldi,Salute, la qual non sorpassa dilunghezza le tre facciate. A pag.
1 1 trovasi il Preambolo di SerGneo da Bari A chi vorrà legge-re. A pag. i 5 Un paio d' ottave deldott. Gii-Bibi da Forlì Al beni-gno Lettore-, e a pag. 17 principiail Primo Canto. Ogni Canto con-siste in trenta ottave, ed ha il suoargomento composto di due soliversi rimati insieme. A mezzo del-la pag. 96 finisce il Quinto Canto,e in fin di pagina si leggono le se-guenti parole : In Maggio si stam-perà il Secondo Libro, che a si-miglianza del primo conterrà Cin-que Canti. Non è a mia notizia,che altri Canti uscissero dopo iprimi cinque. I nomi del Caporal'Ficchetocche , di Ser Gneo daBari, e del dottore Gil-Bibì na-scondono sempre I’ ab. Borga, ilquale anche con questo bizzarropoema ebbe in iscopo di vendicarsidel Baretti. Compose pure un Poe-metto ditirambico sulle Pipa, unaltro sopra Fenere, diversi Dram-mi per musica, e più altri versi oc-casionali in ogni metro. Ho di luiparimente un volume di Lettere
in prosa , stampate nel 1762, doveprende a censurare opinioni e si-stemi di varii scrittori contempo-ranei, scritte con sapor di linguaanche soverchio. La bizzarrìa de’suoi componimenti invoglia peròa leggerli, e fa crescere il deside-rio di ben conoscerne 1’ autore (1;.
Vincenzo Lancetti.
DELFICO (Melchiorre). E-gli è da lunga stagione bello orna-mento di Teramo una nobilissimafamiglia apriitin.a, non meno perchiarità di sanguie che per lettera-ria illustrazione venuta in grido,la quale nel seco Io xv, secondo l’e-rudito vezzo di quella età cangiòl’antico nome De Civitella nell’al-tro più classico di Delfico, desu-mendolo dall’ alloro che facea perimpresa, e dal latino motto appo-stovi: eat in posteros delphìca lau-rus. Da tale progenio, nel dì primodi agosto del trasse l’origine
quel Melchiorre di cui ci facciamoa parlare.Era quell’anno testimoniodi eventi importantissimi al reamedi Napoli; e perchè gli Austriacise gli avventavano accennando a-gli Abruzzi, Bernardo Delfico, co-me ligio a re Carlo, lasciando ilsoggiorno di Teramo si ritirava inLeognano, feudo della casa dellamoglie, Margherita Civico, nelquale castello per lo appunto ellagli partorì questo terzo ed ultimofigliuolo, cui sopravvisse di po-co (2): il sovrano, informato del-l’avvenimento , a rimunerare la
(1) Mi sono preso f arbitrio di to-gliere il presente articolo dalla Pseu-donimia or ora pubblicata in Milano daleh. sig Lancetti, i 836 in 8., si perchèmi è cara 1' occasione di accennare que-sto nuovo libro che fa molto onore alchiariss. Autore e rende grande servigioall’ italiana letteratura, come per far co-noscere chi fosse f ab. Borga di cui nonhanno dato notizia altri bibliografi.
V Editore.
(2) A tal proposito scriveva il Delficoaddi 5 aprile 1829 al cavalier Lodovico