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[Volume primo e volume secondo.]
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loro dicendo: che state? almenosalvare la città, se non v' è possi-bile la Repubblica. Mostrò in que-sto di conoscere le parti della don-na , il consigliare alle opere gene-rose, e frammettere la compassio-ne allo sdegno, troppo frequente aribollire ne’petti umani. Nè avevaquest’ animo fermo per le sole ca-lamità pubbliche, ciò che potreb-be sembrare apaitia, ma tale il con-servava anche nelle particolari; diche diede prova al rimanere lesanell’udito, e più tardi nella faccia,senza scapitare come s’è detto nel-la festività dell’umore, e nellapropensione al conversare.

Resta ora a parlar degli scritti,non più che accennando gl’ inedi-ti , e tra i pubblicati concedendoqualche maggior copia di parolealle Feste. Prendo a guida l’elogioche con titolo di Saggio della vitae degli studi di Giustina R. Mi-chicl legge vasi dal dottor PaoloZannini ned patrio Ateneo , e dicui, benché non peranco stampa-to, come Vorrebbe la bontà del la-voro, l’amicizia dell’autore mi fucortese che profittassi per dar fon-damento di accertate notizie allamia narrazione. Primo ed ineditoè un trattato di educazione, teori-co come pare ; ma continuato nel-la parte pratica in alcune lettereinedite esse pure. Ho accennatoallo studiare che la Michiel fecel’inglese ; il pubblico n’ ebbe latraduzione dell’OfeZ/o, e del Mac-bet ( Venezia, presso gli eredi Co-stantini, 1798) e del Coriolano(ivi, presso Giacomo Costantini,1800) di Shakspeare, in tempi incui nessun altro Giasone ( rubo laimmagine al bizzarro ingegno diGiuseppe Baretti ) erasi perancoposto alla prova di recare all’ Italiai pomi d’oro tenuti in guardia daldrago fcmnidabile del settentrione.Avrebbe data la traduzione dellelezioni rettoriche del Blair se nonja precedeva il Soave; di che si

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vede aver ella agognato a produrrenon tanto semplici testimonianzedei propri studi d’inglese, quantoopere utili alla nazione. Dura ine-dito un suo discorso sul modo distudiare la botanica , oltre le de-scrizioni di alcuni fiori a lei pre-diletti. S’ era fatta alla scuola diBuffon nel rimpolpare colla fanta-sia e coll’ afletto lo scheletro del-le classificazioni scientifiche. Sonoalla sua maggior opera , a petto laquale non più che esercitazionidirebbonsi le altre. Il come del-l’immaginare le Feste venezianemi si dà dal dottor Zannini nelsuo discorso colle seguenti parole.» Correva l’anno 1808, allorchégiunse dal governo di Francia allamunicipalità di Venezia uno scrit-to del capitano d’ingegneri Cabot,che s’intitolava : Questions sta-tistiques concernant la ville deFenise. ... La municipalità impo-se il carico di soddisfare a quelledomande a due de’più distinti uo-mini che allora vivessero tra no-stri, il celebre bibliotecario Morel-li e 1’ erudito, e nella storia nostradottissimo, Jacopo Filiasi , i qualiallorché in uno de’ frequenti col-loqui che teneano colla Michiel,le ebbero comunicata la avuta in-combenza, udirono con piacererichiedersi di poter essa risponde-re ad una parte delle domandefrancesi, e scelse quella che con-cerneva alla storia della Repubbli-ca , alla guerre da essa sostenute,all’indole e costumi de’suoi abi-tanti, ai giuochi popolari e simili...Stava un giorno tutta immersa inqueslo lavoro, allorché lesi apersenella mente il pensiero di posarecome oggetto principale la descri-zione dei giuochi e delle feste po-polari dei Veneziani, di raggrup-parvi intorno le pitture dei lorocostumi e delle consuetudini loro;e acciò poi che la storia di Vene-zia divenir dovesse parte necessa-ria, e perciò spontanea dell’opera,