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terreno quanto a spiritosità tra essae i francesi, e che trovo pure ac-cennato nel ritratto: chi è fortedi forza propria cerca fra i rivalicoloro da cui può venirgli più o-norevole la vittoria. Tanta dolcez-za di carattere e semplicità dimaniere, tanto amore al gaio eal frizzante non scompagnavansidalla sodezza de’pensamenti. Gliapoftegmi in bocca alle donne,abbiano pure riputazione di sa-pienti, sono per poco ciò che alloro naso gli occhiali. Si vuole chegli occhi delle donne facciano in-vito a legger loro nel cuore, anzi-ché mostrinsi logori della letturade’ libri. Ma una massima di evi-dente e pratica filosofia vestita del-le ingenue frasi femminili ti vaall’anima più facilmente che u-scendo di sotto il sopracciglio delcattedrante. Ne trovo nelle letteredella Michiel non poche, sempresenz’apparecchio di stile, senzastiracchiature di conclusioni, git-tate là come a caso, e meglio per-suadenti appunto per questo chechi le pronunzia non si briga difarne altri persuaso. Il mondo cor-regge o migliora in proporzionedelle disposizioni che in esso por-tiamo ; — dal tempo più che dal-la riflessione acquistiamo il con-forto di cui abbisogniamo ; sen-tenze notabili in donna che facevaprofessione di dottrina, e avevascritto un trattatello di educazio-ne. Era accaduto un doloroso fattodi due amanti suicidi : io arrab-bio , scriveva la Michiel a una a-mica , all' udire che si paragonil'orrido fatto a quello di Giuliet-ta e Romeo. Questo e al sommocommovente, quello affatto ribut-tante. Si vendono qui fazzolettidodici lire V uno, per esservi ne-gli angoli la morte, e nel mezzole cifre de'due amanti con striseledi sangue. Si piantano allori emirti intorno al sepolcro, e nonsi cessa di considerare eroina
una madre snaturata. Quale ec-cesso di corruzione! Non so chi aquesta conclusione non lodi la Mi-chiel , che , lasciata la indulgenzache le fu naturale, rompe al di-spetto magnanimo eccitato dal tur-pe esempio della materna durezza.Saggia estimatrice delle cose pri-vate, non fu da meno nel valutarele pubbliche, senza smettere peròil suo carattere di donna, e colpensiero sempre a Venezia, da cui,come da centro comune, tirava,qualunque fosse il punto cui si ri-ferivano, le linee de’ proprii ragio-namenti. Con quest’animo giudi-cò il fatale guerriero del nostrotempo, ritraendolo, come ricavoda una sua lettera, in CostantinoPaleologo, nel terzo volume delleFeste. Non voleva però che i di-ritti del sesso entrassero a soggio-gare le altrui opinioni in questematerie; diversa da certe donne,che chiameremo gentili , con cuitanto è il dissentire, anche in ar-gomento di studi e di astruso ra-ziocinio, quanto il parere villani.Nella politica e negli scacchi,ecco ali’ incontro il sentire dellaMichiel, come in tutto il resto mipiace provarmi con chi ne sa piùdi me ; a vostro conforto sappiateperò, che nel primo caso sottomet-to la mia opinione, e nel secondospessissimo sono perdente. La fer-mezza nelle frivole opinioni sicangia assai spesso nell’ uopo mi-gliore in vergognosa condiscen-denza; cosi del contrario. La vene-ta aristocrazia si sfasciava, ossiaprecipitava il da mezzo secolo sfa-sciato edilizio : peggio degli esterierano per allora gl’ interni; il sac-co e le stragi solite venire dal difuori, puliullavano da’medesimicittadini. Alcuni giovani patrizi,fra’quali due de’meglio probi edinstrutti, Tommaso Mocenigo So-ranzo, e Bernardino Renier eranoa conversare colla Michiel; presaquesta da nobile pietà, si volse