ancora molto a fare. Egli è perciòChe volle tentare nella sua primagiovinezza di comporre una trage-dia e scelse a subietto un fatto fer-rarese, la Parisina. Era fresco del-lo studio d’Allìeri : la ordì perciòsu quel modello, imitandone lostile. Sebbene non pochi lampi dipropria luce vi splendessero, puredannò il suo parto, e sperò di po-ter tornare in età più matura conforze maggiori a quel genere dipoesia. E intanto andava forman-dosi su i classici nostri uno stile,che, come ognuno può vedere dailavori poetici che ne ha lasciati,gli riesci franco, efficace ed elegan-te insieme.
Alcune poesie del Benetti furo-no raccolte dopo la sua morte estampate in Bologna l’anno 1826per Biccardo Masi in un volumet-to : altre non sono ancora in pale-se: delle prime soltanto tocchere-mo speditamente.
Tred ici sono i suoi sonetti, senon erriamo lunge dal vero ; nonpoche sono le terzine sn varii su*Inetti j quattro sono le canzoni;alcuni sciolti, e la versione di Cal-mar ed Orla di lord Byron purein verso sciolto.
Vi saranno di quelli, i quali di-ranno essere piccola cosa questicomponimenti per un letterato ;ma molto gran cosa, anzi grandis-sima la chiamiamo noi, se conside-riamo di che peso essi sono, e laetà del giovane poeta.
A molti sonetti dette subiettola nobile amicizia ; ed in essi tuammiri sempre robustezza, graziae copia di stile. Nella prima delletre canzoni alla Vergine che co-mincia — Vergine Santa , madredegli afflitti —■ e’ dipinse la suavita, i suoi pensieri, le sue passio-ni, tutto sè stesso. La canzone poiin morte della contessa Trotti èuna poesia ispirata dal vero geniopoetico. Noi vorremmo qui trascri-verla per intiero nella sentenza, in
cui siamo di far cosa grata a colo-ro, che sanno conoscere il verobello; ma non ce lo consente labrevità che ne vien richiesta inuna biografia : ne porteremo unosquarcio, onde far vedere la rarasemplicità, e la grazia delle rimedi questo giovane.
Eri sul fior degli anniy a tutti cara tE onestate 3 e bellezza t e leggiadriaSi congiunsero in fe, come in lor setle :Gentilezza di sangue altera e chiaraEra C ultimo v'anto all' alma pia \
Primij pietà , religione e fede.
Mai non torcesti il piede
Da quel dritto sentier che a Dio conduce ,
E la nemica delle belle imprese
Non ebbe ove le offese
Esercitare in te del morso truce ;
Tanto ti piovve deh* eterna luce .
Questo suo componimento fachiaro testimonio della molta suasufficienza nell’arte poetica, tantoè ivi la naturalezza, la evidenza,la grazia e la bellezza de’concetti;e di quella gloria, che arebbe pro-cacciato all’ Italia, se gli fosse statoconceduto di vivere lungamente.
La versione di Calmar e Orla èversione di versione , imperocchél'egregio scrittore non era versatonell’ idioma inglese. Malgrado diciò essa può tenere un buon luogofra tutte quelle, che si sono fino-ra vedute, e per la robustezza delverso e per la bellezza della lingua.
Fu ascritto alle accademie Ario-stea e de’Partenodi. Benetti fu bel-lissimo della persona, di costumiintegerrimi, amico lealissimo. Nel-la società trovava non solo buonaccoglimento , ma desiderio di sè.— La malattia che gli sopravvennetre anni prima di morire , le suesventure amorose, diciamolo pure,cangiarono al tutto l’indole sua,dandogli una tinta più nera, mapiù poetica. - L’amicizia prese inlui il luogo dell amore, e gli occu-pò tutta 1 ’ anima. Quando eglivenne al caso estremo, non solo isuoi amici, eh’ erano molti, maogni maniera di persone fecero un