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[Volume primo e volume secondo.]
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continuo assedio alla abitazione dilui per averne novelle, e nell’u-dirle triste come di grave e pro-pria sciagura si lamentavano : equesto è premio alla bontà univer-salmente conosciuta e cara.

Due giorni prima di chiuderel’estremo dì, scrisse l’ultimo suosonetto, che ne piace di riportare.

Tra tutt' t mali , onde misero giaceX 1 uomo in questo di morte ampio ricettoNon e seconda costei , che mi sfaceE mi scuote Incessante t fianchi e il petto,Tosse crude!, che ardente e senza paceM' agita sorta ii doloroso letto ;

Nè mi permette almen breve, fugaceDel sonno il salutifero diletto.

Volgi , placido Dio, la molle piumaDell' ali tue sulle mie meste i«e<,

E dà tregua ai dolor che mi consuma.

AU' ora poscia ehe partir ti delParti tacito e queto ; e mi conduciLa tua sorella, è mi consegna a lei.

Morì la mattina del 2 3 gennaiodell’ anno i8a5.

Giovani studiosi delle belle arti,pumerosi e colti amici di lui, nu-meroso popolo accompagnarono isuoi resti mortali al sepolcro.

Un amico dell’ estinto, quelloche gli chiuse gli occhi e raccolsele suo estreme parole, il chiariss.avv. conte Camillo Laderchi, ebbel’incarico luttuoso della iscrizioneper la pietra sepolcrale, la qualeiscrizione qui trascriviamo.

A'si povero Giovanni Benetti]

Morto a XX HI anniJ)i lunga e penosa malattìaCon Intrepido animo sopportataConforto di sconsolati parenti2 quali ti piangeranno finche avratmo lacrime .Per altezza- di sentimento « studio declassiciPoeta nella tua età singolareCantavi le glorie di Dio e della VergineFra i Partenodi e gli Ariost'eiSentici I entusiasmo di ogni virtùQuante speranze se ne porta il vento !!! ^

Qui dove bramasti presso l'amico ti deposeroLXX e più giovani il fiore della cittàUn tuo carissimo ti die tributo di laudiUn altro scrivendo con lagrime queste paroleCompie uno degli ultimi tuoi desidera.

Anima benedetta !

Così si adempiano tutti ! !

E tu possa aver pace nel perdono di Dìo.N. XXIV luglio MDCCCIM. XXIII gennoro MDCCCXXV.

GiUSSfPE M.. BoiOU.

MARINI ( Giuseppe, de ) na-cque in Milano a’ i3 d’ agosto del1772 . Nel collegio di Monza ebbei primi ammaestramenti, poscianelle scuole di Brera si pose a stu-di più gravi, nè di là uscì stranie-ro alle scienze morali. Compiutiquegli studi fu da’parenti collocatonegli uffici delle Finanze ; ma allafredda tirannide dei numeri eratroppo avversa l’indole sua. Lodisviavano di continuo gli spetta-coli drammatici, pei quali mostròsubito ne’ primi anni una forteinclinazione, fomentata eli poi daalcune drammatiche accademiet-te, dalla comune smania in queidì di appartenere alla fama di cosenuove, dalle stesse novità che com-parivano sulle scene italiane.

Le vertigini della rivoluzionedi Francia si erano ben presto co-municate al teatro, ed avevano ac-cese le facili immaginazioni de-gl’ Italiani i quali non tardaronopunto ad annoiarsi della musa gio-conda e tranquilla del Goldoni.Lo spirito del popolo fattosi in-quieto ed orgoglioso sbandiva dal-le nostre scene le svenevoli buffo-nerie degli Arlecchini e gl’inno-centi giochetti della vita dome-stica , mentre l’Alfieri alle arti-glierie de’ moderni re opponevala libertà di Grecia e di Roma. Legravi vicende di que’ giorni com-posero a serietà così gli spettatoricome gli autori ed i comici ; equesti ultimi si studiarono di mo-strarsi meglio appassionati che vi-vaci, meglio istruiti che ingegno-si, e più politi, più adattati allarinascente civiltà. Ma educati alleimitazioni goldoniane apparivanotroppo stranieri ai drammi sospi-rosi dei Federici dei Greppi deiMarchisio, e in ispecie a quellidegli oltramontani. Il teatro ita-liano domandava un genio comico,un rappresentante dei mutamenticui soggiacque quest’ arte dopo larivoluzione di Francia, e Milano