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[Volume primo e volume secondo.]
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377
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«è vano empiè Iè parti di vetosavio ponendo sè stesso pel benede’ simili e della scienza, cui ap-plicava agli usi più importantidella vita: costante nella virtù nonsi arrestò nè cangiò mai la sua viaper quantunque i tempi mutasseroo l’invidia degli emoli lo concitas-se: buon figlio, buon fratello,buonmarito, buon padre, ottimo citta-dino : niuna cosa ebbe più dolceche ripatriare nelle vacanze, conseco recando insegnamenti e con-forti all’ industria : da molti annifabbricava colle uve di Bagnaca-vallo un vino eccellente, che de-nominò Tiberiaco dalla città: l’ul-tima volta provò tra l’altre coseun seminatore di sua invenzione.Egli dottore in medecina, profes-sore di chimica in Padova, scrittoa quell’accademia di scienze lette-re ed arti, all’ accademia de’ geor-gofili di Firenze , agli atenei diVenezia Treviso e Brescia, allasocietà d’incoraggiamento di Mi-lano, alla medica di Bologna j pertacere di altre: egli uno delia com-missione dell’ 1. li. Istituto di let-tere scienze ed arti giudicante ipreinii all’industria : egli da’reg-gitori della cosa publica incaricatomai sempre di analisi e di spe-ranze pertinenti alla chimica: me-ritò ed ebbe grido di chimico ita-liano. Ah! perchè la sua vita fudi soli 4-9 anni! e pure in questiassai bene operò per lo scibile, dicui presto comprese la prima par-te essere la scienza dei latti ; laseconda quella del perchè dei fat-ti } la terza dell’ordinamento adun dato fine delle potenze autricidei fatti stessi j la quarta intesa adaccertare la verità cioè la criticasia sui fatti, sia sui ragionamenti,sia sull’ ordinamento . Perchè e-sempio illustre e perpetuo del ret-to filosofare sarà altresi il Melan-dri agli studiosi non pure in Ita-lia, ma fuori, dovunque è in pre-gio il vero sapere.

La Biblioteca Italiana (febbraioi855, negò ingiustamente l’opero-so zelo nella chimica al Melandri,del quale però ebbe luogo a lor-darsi anche dopo (settembre i853).E il professor Caldani puhlica-mente affermava di lui » che dal-» le composizioni e decomposizio-” ni de’ corpi per que’soli e brevi” momenti si allontanava che le» affettuose domestiche cure esi-li gevan da lui. Non è perciò a me-si ravigliarsi (soggiungeva) se as-si sorto continuamente negli og-ss getti di sue sottili speculazioni,ss ora spiando tra sè come meglioss riuscir nell’ intento che si pro-si poneva, ora il rigor matemati-» co al ragionamento applicando,si quel carattere a poco a poco ac-” quistasse di tenacità nell’opinio-« ne, che ognun di noi nel Me-si landri facilmente avvisava, si Delresto vedi in particolare CaldaniGloriano , discorso funebre , Pa-dova tip. della Minerva 1855 in 4.,dove a pag. 15 si nota ss Oh le bei-si le idee che leggonsi nelle operesi del Melandri ! ove si lagna , chesi in cosi poco conto siasi tenuto fi-si nora 1 odoroso principio di mol-li ti farmaci, che dee pur avere u- 1si na propria sua maniera di agire}ss ove ei sostiene che i nuovi prin-)> cipii ipotetici introdotti in unasi scienza a danno sempre ricado-si no della scienza medesima; persi lo che non è saggio consiglio ab-« hracciarli : qui avveyte la neces-)> sita di più diligenti sperienzesi per decidere una questione, làsi svela con filosofica libertà un er-si rore ed il condanna. 11 Vedi Mon-tesanto Giuseppe, Relaziono dellamalattia ecc. {Ann. Univ. di me-dicina , aprile 1855) VaccoliniDomenico, Elogio ecc. (Logo, perMelandri, i835 in 8.): Idem, Bio-grafia con ritratto (Forlì, i854 in8.): Gianelli Giuseppe Luigi, O-razione ecc. (Milano, tip. Lampato,,i853 in 8.): studiane le Opere, e