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[Volume primo e volume secondo.]
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essere esentato dal fare uso di cibimagri, con sorriso affabile gli disse:j> Non v’affaticate a parlarmi to-n scano, adoprate il vostro dialetto« veneziano, com’ io adopro il mio55 bolognese Ma imprudenze ecapestrerìe non tardarono ad atti-rargli un comando di allontanarsida Roma, ed eccitato dal Cardina-le suo protettore a scegliersi altrosoggiorno, detto fatto rispose, divoler passare a Costantinopoli. La-sciata Roma in questo proponi-mento, narra nelle sue Memoriegli amoreggiamenti che occupatolo avevano prima in Roma, indiin Ancona, poi come cadesse pri-gioniere degli Austriaci che mili-tavano in Romagna j la dimissio-ne dell’ abito ecclesiastico fatta inBologna, dove in vece indossò mi-litari divise ; il farsi eleggere uffi-ciale d’infanterìa della Repubbli-ca di Venezia, ed il servigio intal qualità prestato a Corfù, di do-ve finalmente, secondo il suo pri-mo proposito, passò a visitare Co-stantinopoli. Era in questa capi-tale un uomo veramente fatto aldosso di lui, il conte di Bonneval,ciurmatore famóso che portava ilnome di Osman bascià di Carama-nia, a cui tosto si fece amico, e piùstrettamente egli ebbe poi a legarsicon losouf Alì che ( se vere sono lesue parole ) promessa aveagli in mo-glie una sua figliuola col farlo ere-de delle sue ricchezze se si fosserisolto di adottare i costumi tur-chi e la religione loro. « Io non« volli coprirmi il fronte, egli scri-» ve, d’ una vergognosa macchia» di apostasia, e fui ben contentos 1 di potere amichevolmente di-« staccarmi dal mio filosofo raao-« mettano, e di ritornare a Corfùn ricco di suoi doni di caffè di7 ) Mocka, di tabacco e di pipe ” .Breve ma tumultuoso fu il suo sog-giorno nell’ Isola , scrivendo chedovette lasciarla in conseguenza dioffese fattegli daH’aristocratica pre-

potenza che non potè vendicare.Nel 1^45 fu dunque reduce in Ve-nezia senza divisa di ufficiale, sen-za fortuna, senza appoggi, senzariputazione. Vi spese durante unanno il tempo col guadagnarsi unmeschino vito come sonatore diviolino nell’ orchestra del teatrodi s. Samuele, e facendo d’ ognierba fascio, egli s’abbandonava adogni genere di libertinaggio. Ap-parecchiavasi un secondo ricove-ro in una carcere, se non che, az-zardatosi al giuoco per disperazio-ne, riuscì fortunato. Ammalò unBragadino senatore, e seppe perbuona sua ventura guarirlo nonsolo ma farselo buon Mecenate colsecondare una sua insana passioneperle scienze cabalistiche. Passatoa Padova nella stagione della fieraannuale, detta del Santo, legò ami-cizia con un giovane di Oderzostudente di matematiche sotto ilprofessore Suzzi, e commise secoinsolenze sì ardite, sì irreligioseda attirarsi il comando di doverambedue comparire innanzi al tri-bunale degl’inquisitori di Stato.55 II giovine Opitergino , che si55 chiamava Tògnolo, se ne fuggì,5 > cangiò il nome Tògnolo, come55 di trivial suono, in quello di Fa->> bris , e dedicatosi al mestiere55 dell’ armi pervenne ad essere55 conte de Fabris e Luogotenen-5 > te Generale, nel quale grado55 cessò di vivere . ” Cosi scriveCasanova , soggiungendo eh’ egliancora, piuttosto che obbedire allachiamata del terribile tribunale,prese la fuga e passò a ricovrarsinelle contrade della Lombardia.Colorisce con tizianesco pennel-lo i passatempi e le trufferie cheper qualche tempo lo tennero oc-cupato nel viaggio, ora frammi-schiandosi a comici in Mantova,ora con sotti! arte gabbando buonepersone, e tra queste un Cesena-te credulo delia tramutazione deimetalli in oro , e narraci al fine