come una sconsigliata giovane fran-cese accompagnasse da Parma sina Ginevra per rimetterla, non piùdonzella, in senio alla sua fami-glia. Il passaggio che per la primavolta fece oltre monti eccitò viva-mente la sua brama di progredi-re il cammino sin a Parigi, cittàche immaginò bella e fatta per unpresso che Cavaliere d’ industria,com’egli era ormai divenuto.Secon-dò questo suo proponimento, e perdue interi anni soggiornò in Pari-gi, che gli divenne fonte di prospe-rità, potendo legarsi in relazionecon ogni genere di gente dal piùabbietto istrione al più famigera-to letterato ed al più alto e poten-te ministro. Ebbe a maestro nellalingua francese il celebre Crebil-lon, cui a ricambio egli insegnò lalingua nostra ( i). Avvicinò moltod’ Alembert e Fontenelle, nè glivenne negato V accesso sino a ma-dama di Pomp.adour ed al re Lui-gi XV. Potè allora rendersi utileanche ad un fratello suo, pittoredi meritato gr ido, e la Fortunanon gli avrebbe probabilmentevolta presto la schiena se avesseprotratta in Parigi la sua dimora jma irresistibile essendo in lui ve-nuto il bisogno di mutar cielo,lo secondò passando da Parigi aDresda, dove fu autore di undramma buffo che molto piacque
(1) 55 Per un anno continuato mi por-55 lai dal celebre Crebillon tre volte ogni55 settimana, e da lui appresi tutto quel55 francese che so, ma m’è stato sem-55 pre impossibile di andar esente dai55 modi proprii soltanto dell’ italiano ;55 e ben me n’ accorgo quando li trovo55 in altri, ma a me scorrono dalla pen-55 na senza eh’ io possa pervenire ad)5 evitarli. Sono certo, che per quanto55 io faccia non perverrò mai a cono-55 scerli, come non ho potuto mai scor-55 gere da per me solo in che consista55 il vizio di latinità che suol imputar-55 si a Tito Livio ” . ( Confut. Tom. 5 .p. 2 . 5 ).
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e divertì la reai Corte. Il giuo-co intanto riducendolo a mal par-tito, passò a cimentare la sua sortein Vienna , se non che peggio-rando sempre, si ridusse a ram-mentare la patria per ricoverar-visi dopo tre anni di assenza , sot-to la pecuniosa protezione del ri-cordato senatore Bragadino. Giun-se in Venezia, nè in effetto i soc-corsi del Bragadino gli venneromeno, ma intanto, imbrattato co-in’ egli era nella belletta d’ oguivizio, e fattosi predicatore di mas-sime libertine nel seno di privatefamiglie, stancò la pazienza deltribunale degl’Inquisitori dista-to, il quale decretò che preso erinchiuso fosse. Niuna vicenda delCasanova è stata tanto famigerataquanto quella del suo carceramen-to, che occasionò la scaltrezza el’ardire suo di liberarsene col pro-curarsi lo scampo da una prigio-ne detta de’ Piombi , per esserecollocata sott’ al tetto ricoperto dipiombo nel veneto palazzo ducale.Egli scrisse distesamente il modocon cui riesci ad effettuar questafuga, nè potrà qui increscere quelpicciolo brano del suo libro, dovenarra come postosi in intelligenzacon altro prigioniere , riuscito siaa farlo possessore di un catenacciovenutogli per caso fra mano, concui potè praticare nel tetto una for-tunata rottura. Ecco pressoché lesue parole : 55 Allo sgherro Lorenzo» io palesai un tratto la mia vo-55 glia di celebrare, secondo l’uso di55 Venezia, il giorno di s. Michele55 con una buona pietanza di mac-55 cheroni, e gli soggiunsi, che vo-55 lendo mostrarmi grato al carce-55 rato della prigione a me vicina,» il frate Balbi che avea la cortesìa55 di prestarmi libri da leggere, ne55 avrei volentieri mandato un piat-53 to a lui pure. E appunto, sog-55 giunse lo sgherro, mi disse il Fra-55 te che avrebbe desiderato quel»> vostro libro che costa tre zecchini