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e Parigi , 1826 - 32 , voi. .. (circa10) in 8. Anche il libraio I. P. Me-line di Brusselles esegui una nuo-va stampa, questa pure asseritasiccome la sola edizione simile al-V originale. Porta la data di Brus-selles, i 85 o- 53 , Boi. io in 18.
Protestarono tutti questi edito-ri, che oltre la revisione severadell’originale, a fine di togliervigli errori di grammatica e gl’ ita-lianismi de’quali era zeppo, mo-derarono talvolta il cinismo trop-po sfrontato dello scrittore, e ne tol-sero via qualche brano troppo fec-cioso. Io direi piuttosto , eh’ essinon altro fecero fuorché aggiun-gere aròmi al gabinetto d’una cor-tigiana, ridondando tuttavia il li-bro di quelle pitture lascive cheimbrattarono un tempo le operedel Boccaccio e dell’ Aretino. Que-sta bruttissima macchia toglie adogni costumata persona il piaceredi pascersi di una lettura amenis-sima, che potrebbe d’altronde tor-nare a sua grande istruzione, sic-come quadro parlante de’costumie delle passioni che dominaronole più clamorose società europeenella seconda metà del secolo deci-mottavo.
B. Gamba
BORGI (Giovanni), detto Ta-ta Giovanni. Non sembrerà stra-na cosa che in un dizionario bio-grafico precipuamente destinato al-le memorie di uomini illustri perlettere e per iscienza pongasi ilnome d’un povero artigiano al tut-to idiota siccome fu cotesto TataGiovanni . Imperocché sendo gliuomini nati per utile degli altriuomini, come sapientemente scri-vea Tullio, la verace misura dellalode e della fama esser dovrebberole buone azioni , piuttostochè leciance o altre opere ancor delleciance peggiori. I nomi de’ bene-fattori dell’ umanità meritano es-ser posti, se pur vogliamo esser
giusti, innanzi a tutti gli altri: laloro memoria dee come preziosis-sima, consegnarsi alle lettere e perdebito di gratitudine e per utili;incitamento a ben fare.
II 18 febbraio del 1^32 nacquein Roma Giovanni di FierantonioBorgi da Zagarolo e Dorotea Mon-dei romana. Non ebbe , come pur-troppo avviene della più parte delpopolo, alcuna civile educazione:ma naturalmente inchinevole albene nutri e rafforzò questo senti-mento coll’ottima istituzione reli-giosa. Apprese l’arte di fabbromuratore , nella quale però nonvalse d’assai, poiché non giunsemai a guadagnare più che ventiset-te baiocchi alla giornata . Quandoil Pontefice Pio Sesto innalzava laSagrestia Vaticana, egli era tra ifabbricanti, e quanto tempo resta-vagli dopo il lavoro sul mezzodì esulla sera , impiegavalo a prestarservigi a’ poveri infermi nel pros-simo arci-spedale di s. Spirito inSaccia. Anzi narrano che durassele intere notti in quell" ufficio dicarità , tantoché gli avvenne fragiorno cader sopraffatto dalla stan-chezza e dal sonno. Alquante voltesull’ Ave-Maria conveniva con al-tre pie persone nel notturno Ora-torio che dal p. Gravita volgar-mente si appella, e quinci uscendo,com’ è costume , in devota proces-sione trapassava la piazza della Ro-tonda e scorgea molti poveri fan-ciulli dormir sulle panche de’pol-lajuoli e pe’ gradini del Panteon.Egli commiserando quegl’ infeliciprese loro a fìtto una camera inpiana terra presso la Vallicella do-ve abitava, e faceagli quivi ricovra-re durante la notte. Però ben pre-sto avvidesi che la maggior partedi costoro eran giovincelli infin-gardi e dissoluti che vagavano tut-to dì pe’ tri vii crescendo col vizio :alcuni scapestratisi dalla soggezionde’genitori, altri da genitori cru-deli abbandonati. Pertanto fattosi