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[Volume primo e volume secondo.]
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a vedere se còme meritava di es-serlo così fosse stata opera sua ;ed il Grassi si accinse a chiarirloguidato dalle regole della più sa-na critica. Egli in primo luogocorresse la data della scrittura cheriferì all’ anno MDCLXXin ; al qualanno solamente potea essere acco-modata la menzione fattavi dellungo ed inoperoso campeggiaredell’ esercito Cesareo sui confinidella Francia nél principio del-V anno medesimo in cui scriveasiquel libro. Quindi si pose a dimo-strare essere quel libro conformedi pensieri e di parole alle altre o-pere del MontecUccoli ; trovarvisiquella stessa acrimonia contro allanazione Ungherese che già traspa-riva in qualche luogo dei suoi com-mentari, e la quale era frutto nonsolamente della profonda conoscen-za che il Montecuccoli avea degliuomini e delle cose del suo tempo,ma eziandio dell’impressione la-sciata nel suo animo dalla manie-ra con cui erasi comportata con luiquella nazione allorachè vi gover-nava le cose di guerra ; trovarvisipure la stima altissima in che quelguerriero teneva la possanza otto-mana e il valore personale dei tur-chi, dalla quale stima pareva con-dotto a dare in quella opera il sa-lutare avviso di tenere in Unghe-ria un esercito perpetuo in piede,onde fronteggiare quel nemico inallora tanto tremendo ; vedervisiin fine nel paragone dello stileun valido argomento per attribui-re quel libro all’autore medesimodegli Aforismi e dei Commenta-ri. Tutte queste ragioni furonodal Grassi luminosamente svolte inuna dissertazione presentata da luiall’Accademia delle scienze di To-rino nel r8ig col titolo Notizia in-torno ad una operetta inedita delprincipe Raimondo Montecuccolied argomenti dell' autenticità diessa. Questa dissertazione fè po-scia parte del volume ventesimo-

quarto delle memorie della stessaAccademia, della quale era il Gras-si infin dal i8t6 socio residente,e della quale fu dappoi Segretarioper le scienze morali storiche efilologiche in luogo della chiaramemoria del Barone Vernazza.

FaCea anche il Grassi ricche lememorie annue dell’ Accademia dialtre due scritture , 1’ una dellequali conteneva le sue Ricerchestoriche sopra alcune antiche ar-mature scopette in Sardegna • el’altra 1’ Elogio da lui dettato del-1’ illustre architetto PiemontesePiacenza socio suo nella stessa Ac-cademia.

Intanto tra per quelle laboriosericerche, tra per non aver egli maidiscontinuati gli studi etimologiciche indirizzava al maggiore scopodi riempiere le speranze suscitatedal suo bel Saggio sui sinonimimediante la storia della linguaitaliana alla quale egli confidavasidi poter metter mano, tra pei la-vori che da lui erano richiesti co-me direttore della Gazzetta pie-montese, nella quale ricercavansicon avidità e leggévansi semprecon frutto gli articoli saggiamentepensati e vivamente colorati cheegli tratto tratto v’ inseriva spe-cialmente intorno alle novità let-terarie, la salute sua infiacchivasiogni dì maggiormente, e gli so-prastava il maggiore dei mali fisi-ci, la perdita della vista, rendutaanche più acerba da una crudeleinfermità di nervi che lo tormen-tò nel restante dei suoi giorni.Colpito nel 1823 da quell’infortu-nio mutò il Grassi la lieta vitaeh’ egli menava dapprima accoltoqual era con onore e con istimada molti distinti personaggi delpaese amici suoi, ma non ebbe amutare per ciò nè la volontà forteche gli stava nell’animo di con-tinuare i suoi studi, nè la direzio-ne che loro avea già dato. Assisti-to dall’opera altrui nel fare nuove