Band 
[Volume terzo e volume quatro.]
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dovuto solleticare il suo amor pro-prio 1’ onore che iti quello scrittogli faceva il governo di eleggerloa professore di letteratura nella Li-ni versità di Padova. Riesciràal cer-to gradevole vedere la schietta ma-niera con cui egli ha lasciato noti-zia ne’suoi «deporici di questo fat-to : » Sul finire del luglio (1797)»il governo mi nomina alla catte-dra di letteratura greca e latina,già da malto tempo vùcante per lamorte di Sibiliato ; la rinunzioperchè la credo superiore allemie forze ; anzi propongo ed ot-tengo che sia data più meritamen-te al celebre professore Cesarotti,che soltanto insegnava linguagreca >> . Leggonsi negli Anna-li a stampa della Provincia Pa-dovane, il rapporto del sig. Girola-mo Trevisan , membro del gover-no centrale , col quale proponeval’elezione di Mabil alla cattedrasuddetta , e la supplica di questoper la dispensa.

Dopo il trattato di Càtnpòfói'-mio, Mabil riprese in Padova lavita privata, e compartendo il suotempo tra le dolci cure di buonpadre di famiglia è lo‘studio, pub-blicò la dissertazione sui giardini,che, siccome abbiamo veduto, les-se due anni prima all’accademia ,e cominciò la traduzione di Livio.In questo stato di tranquillo con-tentamento Mabil scorreva i suoigiorni, quando un’inspirazione lodeterminò a passar l’Adige peristabiiirsi a Verona. Prima di ese-guire questo suo disegno pubbli-cò nel 1801 la Teoria dell' Artede' giardini, intitolata all’esimiocav. Giovanni de Lazzara, suo in-timo e benevolo amico, la qualeper 1’ amenità dello stile , per lavivezza delle narrazioni, e per ladilettevol maniera d’ insinuare iprecetti, levò molto strepito, e in-vogliò buon numero di colte e agia-te persone a introdurre fra noi ilgusto pei moderni giardini.

Verso la frince di marzo del 1801recossi a Veroina, che alla destradell’Adige rimiase cisalpina dopo iltrattato di Lumeville, e quivi ven-ne nominato secretano generaledella prima Municipalità. Le dueAccademie Filarmonica e di Agri-coltura lò elessero a socio, e in unadi esse pronunziò i due tanto fa-mosi discorsi Dell' Emulazione, eDell' Influenza della poesia suicostumi delle nazioni, che poi vi-dero la luce in Brescia nel i8o£coi tipi del Mattoni. Pieno la men-te del bello che attinto aveva daigiorgici latini , e conscio del pocofrutto che ritrarre potevano gliagronomi dalle versioni fatte dalLauro e dal Pagani dell’opera diColumella , insinuò al cel. Bene-detto del Bene il pensiero d’intra-prende’rrfe una c'hò'dfegna fosse dilui, ed ottenne il suo intento. Vi-de ancora che all’Italia mancavaun’ edizione dell’ antico volgariz-zamento di Palladio , tante volteallegato dagl! accademici della Cru-sca, ed anche in ciò mise ad arduaprova l’operdsità di un dotto vero-nese perchè volesse presedere allastampa del testo a penna, che ser-vì al Volpi per fare le annotazionisopra la Coltivazione dell’Àlamàn-ni stampata dal Cornino f anno1745 (1). Questo testo non era cheuna copia fedele dell’antico codicemembranaceo, ora esistente nellaLaurénziana di Firenze, fatta percura di Vincenzo Benini il senio-re , che poi passò nelle mani diMabil, il quale, invece di trar lu-stro od oro dalle cose inedite ehuone, ogni cura poneva per ren-derle di pubblico profitto. Sfortu-natamente quel testo , sia per in-curia del proponente, sia per im-perizia dell’editore, rìu sci scorretto

(i) Volgarizzamento di Palladio. Te-sto di lingua la prima volta stampato.Verona per Dionisio Ramanzini 1810

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