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[Volume terzo e volume quatro.]
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difetti , ma imperterrito nemicodell’adulazione verso qualunqueceto di persone; semplice ne’inodi,l'aceto ed amabile nel conversare,ma inflessibile nelle massime fondamentali del dogma, e della mo-rale di quella religione della qualeera minestro; irritabile per natura,ma pronto a dignitoso non simu-lato perdono ; paziente e rasse-gnato nelle infermità, e nella lun-ga e penosa vecchiaia. Moriva que-st’uomo benefico il 17 decembredel 1804, lasciando erede del suoamore per la pubblica bibliotecaquel Lorenzo flavi autore dell’In-dice per materie ( Vedi Antologiavoi. xi.) al quale vanno debitoritutti gli scienziati e tutti i lette-rati ed artisti che frequentano laSanese Biblioteca, di sapere facil-mente quello che forse non avreb-bero saputo giammai senza il tri-lustre, spontaneo, e tuttora conti-nuato travaglio dell’ Ilavi.

ST. GROTTiNELll DE’ SlNTI.

PICHf (Lattanzio). Nacquein Sansepolcro il di i 3 maggio1G73 dal cav. Ranier FrancescoPicbi, e dalla Teresa Tidi. Lie-tissimo il padre di avere un figlioerede del nome e della ricchezzadi sua famiglia, volle che i poveri( coi quali generoso sempre, fu iuquel giorno generosissimo ) divi-dessero seco la sua letizia. Esulta-vano i Borghesi, che fosse addive-nuto padre il nipote di quel Mar*colino Pichi, che meritato avevail glorioso titolo di 'Padre dellaPatria; auguravano al figlio l’in-gegno, la dottrina, le virtù, la glo-ria degli avi; davano pubblichedimostrazioni di gioia. Io nonsagero, ma compendio le memoriedi quel tempo: e senza tema diadulazione sostengo, che il giornoin cui nacque Lattanzio fu giornotft vivissima gioia.

Appena il tenero giovinetto erain grado di ricevere la prima edu-

cazione, i suoi virtuosi genitori <Scon 1’ esempio e coi precetti gl’ in-culcavano l’amore per la virtù,f aborrimento al vizio; procurava-no di ben dirigere le nascenti pas-sioni, che per lo più, lasciate inbalia disè stesse, inclinano alpeg-gio; nè trascuravano occasione perdare il maggior possibile sviluppoalla naturale tendenza che avevaper la sincerità, per la compassio-ne, per la beneficenza, per l’ope-rosità.

Ma crescendo le occupazioni delpadre, e la sopravvenienza di nuo-vi figli lasciando poco campo allamadre di proseguire con impegnola bene intrapresa educazione,questi prudenti genitori preferi-rono lodevolmente privarsi per po-chi anni dell’amato figlio anzichédefraudarlo di una completa isti-tuzione morale e letteraria.

Con lai proponimento il padre

10 conduceva a Livorno ( 18 mag-gio 1677) e lo raccomandava allevigili cure dei Tidi, suoi condegniparenti. Quivi Lattanzio conti-nuava gli studi, e Sotto la direzio-ne degli amorosi comgiunti perfe-zionava quell’educazione che ave-va incominciato a i.icevere dai ge-nitori.

Tornato alla casa paterna ( 7maggio 1 (j79 ) mostrò una propen-sione decisa per lo stato ecclesia-stico, e pregò il padre a volerglipermettere di vestir 1’ abito cleri-cale. Ma il padre desiderava che

11 suo diletto primogenito dessesuccessione alla famiglia, e savia-mente d’ altronde pensava , che lascelta dello stato non deve dipen-dere nè da mire interessate, nè dacapriccio, nè da sfrenate passioninon soddisfatte, ma da maturatoconsiglio. Faceva perciò conoscereal giovinetto Lattanzio quali equanti siano i doveri del sacerdote,la difficoltà di bene adempierli tut-ti, il danno che un cattivo arrecaalla società col male esempio. Nè