perciò il figlio si scoraggiva. Veg-gendolo quindi sempre costantenella presa risoluzione, raddoppiardi zelo nello studio, e l’illibatezzadei suoi costumi esser tale quale sìrichiede ad un degno ministro delsantuario , di buona voglia accon-sentì che Lattanzio vestisse gli abitidesiderati. Il vescovo Lodovico Ma-laspina gli conferiva! primi ordini.
Non era ancor sacerdote, e ve-niva con onorevole eccezione no-minato ( 20 novembre i 6 g 5 ) al ca-nonicato presbiteriale del tjtolo diSanta Maria in Aboca. Ma eglipure doveva portare il suggellodegli uomini benefici, degli uomi-ni d’ingegno, la persecuzione deimaligni. Fu detto esser tristo esem-pio accordare simil posto a giovinet-to non ancor sacerdote, nè sì utilealla chiesa da meritare tal distin-zione.... ma altro non potevanodire i maligni, perchè a tutti eranota l’illibatezza dei suoi costumi,la sua assiduità allo studio, il suoingegno. Gliene fu quindi ritar-dato il possesso. L’ottenne alfine( 24 marzo 16g4 ) e pochi mesi do-po fu innalzato al sacerdozio. Co-loro che ravvisano in questo altis-simo ministero un fine, e non unmezzo, tostochè l’hanno consegui-to prendono in avversione gli stu-di, e o strascinano spensieratamen-te la vita nell’ ozio , o si formanolina esclusiva occupazione di am-massar ricchezze, nulla curandodel modo. Ben altramente pensavaLattanzio, perchè, e da quelloche aveva appreso dal padre, e dal-1 assiduo studio aveva potuto con-vincersi, che lo stato sacerdotale èpieno di doveri, di responsabilità,di pericoli, e che un continuo stu-dio e vigilanza son necessarii perchi ne ba già avuto la vocazione.In coerenza a tali dottrine avendogià compiti gli studi filosofici, sidedicò intieramente agli studi deldiritto canonico e civile, nei qualiconseguì la laurea dottorale.
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Vacava intanto la sede vescoviledi Sansepolcro per renuncia fatta-ne da mons. Gregorio Compagni,ed il capitolo della cattedrale do-veva, secondo il consueto, nomi-nare un vicario capitolare, cheamministrasse la vacante diocesi.Molti avevano titoli per meritarela fiducia del Capitolo , nessunocome Lattanzio tutti li riuniva ;il che gli valse di essere a pienivoti nominato a quell’ onorevolis-sima carica.
Allora fu che cominciò a brilla-re in chiara luce quella prudenza,quell’ammirabile integrità, quellasoavità ed affabilità di modi, chelo fecero amare e stimare da tutti.Ciò premesso, non recherà mera-viglia che il novello vescovo, mons.Giovan Lorenzo Tilli, lo nomi-nasse suo vicario generale, e ch’e-gli con universale soddisfazionedisimpegnasse il geloso ufficio.
Ma i suoi studi, le sue occupa-zioni venivano per poco interrottidalla morte dell’amatissimo geni-tore. É inesprimibile il dolore cheprovò quell’anima virtuosa ; chese non l’avesse reso forte la schiet-ta religione che professava, sareb-be forse restato vittima di queldolore profondo. J\'è queste sonosemplici supposizioni, giacché nonfaccio che compendiare quello chedi lui scrissero i contemporanei,quello che di se lasciò scritto inun libro di memorie della làmi-g lia -
La morte di suo padre lasciò va-cante uua commenda del cavalle-resco ordine di Santo Stefano p. cm., che a lui come a primogenitospettava.
Ne vestì l’abito nel 1720 ( i 5agosto ). Gli onori, che insuperbi-scono e rendono inerti le animevolgari, sono stimolo potente alben fare per le anime virtuoso ; eciò accadde in mons. Lattanzio, ilquale tosto che si vide fregiatodella croce di cavaliere, si credè