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obbligato a rendersi più particolar-mente utile ai concittadini; cd os-servando che la città eia mancan-te di un lettore di Morale e sacraTeologia, egli nella propria casane apri una scuola, nella cpiale fin-ehè visse diede lezioni gratuita-mente ai molti discepoli che viconcorrevano. Nè di ciò contento,fondò ( 1725) un ’Accademia incui i giovani davano saggio del lo-ro valore negli studi, incoraggitidall’esempio di tutti i colti citta-dini. Egli n’era preside. Da que-sto letterario istituto gli studiositrassero immenso vantaggio, laciltà grandissimo lustro: ma allasua morte non si trovò chi fra iconcittadini riunisce allo zelo peri buoni studi, ed all’istruzione, ildisinteresse e la beneficenza , sic-ché l’utile istituzione con lui ebbefine.
Vacava di nuovo la sede vesco-vile {7 gennaio 172^) per la mortedi mons. Tilli, e mons. Lattanzioveniva per la seconda volta dai ca-nonici eletto vicario capitolare.Nè le crescenti occupazioni gl’im-pedivano di adempire ai contrattiimpegni, e di coltivare la musica,per la quale, come tutte le animegentili, sempre aveva avuto parti-colare predilezione : tal che nonsolo si rese perito in varii strumen-ti, ma fu dai suoi concittadini re-putato nel suono dell’organo ec-cellentissimo : cosa mirabile inpersona da tante cure distratta. Eperciò inutile il dire come semprepromosse lo studio della musica, ecome ne protesse gli studiosi.
Prendeva intanto possesso dellasede vescovile di Sansepolcro mons,ifartolommeo Pucci, e conoscendoper fama quanto il nostro Lattan-zio valesse, lo nominava suo vice-gerente.
Ma questa nuova testimonianzadi stima vehiva amareggiata dallamalattia fierissima, che colpi, etrasse a morte: la sua diletta geni-
trice Teresa Tuli (22 giugno 1727):Per otto e più mesi quella rispet-tabile madre di famiglia si giacquenel lelto del dolore, e Lattanzioed i suoi fratelli sempre l’assiste-rono, e Lattanzio in particolarmodo , senza mancare ai moltipli-ci impegni e dell’impiego e de-gli stabilimenti da lui eretti, sem-pre diede prove non equivoche divero filiale amore.
Nell’anno successivo, essendostato traslatato mons. Pucci allasede vescovile di Pescia, il nostroLattanzio fti per la terza volta no-minato a pieni voti vicario capito,lare. Tanti meriti, tanta operositànon potevano rimanere occulti alromano Pontefice, che Io innalza-va alla dignità episcopale; ma leanime elevate sentono sempre bas-samente di sè stesse, e Lattanziosentiva, che la dignità episcopalenon era per lui altro che un pesogravissimo, un’immensa responsa-bilità. Ringraziato pertanto il som-mo gerarca del (come ei diceva)immeritato onore, lo supplicavafervorosamente, avuto riguardo al-l’avanzata età ed alla famiglia chedirigeva , a volernelo dispensare.Nè senza dispiacere il pontelieeaccettava la rispettosa remunzia.
Monsig. Raimondo Pecchioìi ,domenicano, novello vescovo diSansepolcro , lo nominava suo vi-cario generale. Se le virtù, l’inge-gno, l’operosità io fecero caro aglialtri vescovi, lo resero a mons. Pec-chioli carissimo. Nè questa predi-lezione gli diminuiva l’amore, chegrandissimo aveva sempre godutodei concittadini, dei discepoli, deidipendenti, perchè egli, che maiaveva ambito il comando e gli o-nori, uon si inebriava del favore,e sapeva incoraggire con amorevo-li parole gl’ incamminati al benfare, richiamare con dolci avverti-menti i traviati, e con 1’ affabilitàdei modi rendere meno aspra lapunizione ni recidivi.