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[Volume terzo e volume quatro.]
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e la bellissima copia della celebrestampa del Bonghi Lo Sposaliziodi Maria tergine, fece già chebellissime speranze si avessero dilui, speranze che con l’opera ch’eista lavorando vedremo compiute.Raffaello è valente architetto, edecoratore cercato assai, per l’otti-mo gusto di che va fornito.

11 Folo fu piuttosto bello dellapersona, di tempera allegra, senzainvidia e senz’ avarizia. Quantoaveva non era suo, talché di per sèsarebbe stato cattivo massaio ; laon-de lasciatolo alle arti, diressero lafamiglia i figliuoli, e la mantengo-no tuttavia in molto onore.

Le principali incisioni che ab-biamo di lui, sono :

La Ninfa ed il Satiro, dal Ga-goeraux.

Maria Vergine col Bambino ,da Kafaello.

Il martirio di S. Andrea , dalDomenichino.

La strage degl' Innocenti , dalPoussin.

Due Amori, dal Toffanelli.

Iride ed Eco, da Guido Head.

Bacco ed Arianna, dallo stesso.

Venere sul mare, da Bernardi-no Nocchi.

Maria Vergine , da! Sassofer-rato.

Il Tempo che scopre la Ferità,dal Poussin.

Ercole che scaglia Lica , dalCanova.

La morte di Virginia, dal Ca-muccini. •

U ultima Cena di N. S , da unArazzo del Vaticano.

G. B Biseggio.

GUEiNZI (Gianfiiancesco), na-cque il 28 dicembre del 171 3 daAntonio Francesco , medico, e daIsabella Teresa Maria Margara inFrassinetto del Po. Appresi i pri-mi principii delle lettere in patriarecessi a Casale per istudiarvi laretorica, la filosofia e la teologia. —

L* anno 1 fjò si condusse a Torinocon animo di ripigliarvi gli studiiteologici, a cui avea fermato di con-sacrare affatto il suo ingegno; quan-do confortato da alcuno, che co-nobbe per avventura a qual partela natura più inclinava l’animo delgiovane, applicossi onninamenteallo studio delle belle lettere, e fuscelte per uno degli allievi del rea-le collegio delle provincie. Fu udi-tore studiosissimo del Tagliazuechie del Chionio, che insegnavano aque’ tempi 1’ eloquenza nella regiaUniversità, e diede in poco d’ oraluminosi saggi della felice disposi-zione che egli avea per quella ma-niera di studi ; sicché nominatoprofessore di retorica, fu manda-to ad insegnarla nelle regie scuoledi Vercelli. Ma conoscendo 1 ’ec-cellentiss. Magistrato della Rifor-ma con quanta difficoltà si coltivi-no nelle provincie gli studi dellebuone lettere per difetto di libri edi persone, con cui si possa all’ uo-po conferire, non volle che una na-tura così eccellente quale era quel-la dell’abate Guenzi venisse ad in-tristire per una lunga dimora fuoridella capitale. Quindi con saggiodivisamente dopo un anno richia-mavaloa Torino, deputandolo allacattedra di umanità, e di lì a treanni a quella di retorica. Quiviil giovane professore non istettecontento alle sole occupazioni del-l’impiego. Ma valendosi de’mezziche fornivaglila metropoli andavacrescendo in dottrina; e la fama delsuo valore procacciavagli la pub-blica estimazione e quella del re,il quale gli conferiva un benefiziosemplice con titolo di canonicato.Questo favore ottenne il Guenzil’anno 1^4* incui fu pure aggregaloal collegio di scienze e lettere nelregio ateneo. D.ivagli quindi il so-vrano un novello segno del suo gra-dimento assegnandogli nel i^!)un’annua pensione di lire trecento,e nel 1 clcggevalo preside del