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vedendo il Cades così giovinecapace di tanto : maravigliò eglistesso quell’ alto senno del card.Gianfrancesco Albani, che, avuto-lo a sé, con molto amore lo inter-rogava , e sentendo lui non esserecresimato, volle essergli padrino:maravigliava altresì quel gran co-noscitore ed amico della pittura, ilprincipe don Sigismondo Chigi, ilquale ai avvisò fornirlo di una pen-sioncella dichiarandosi suo mece-nate , quale si fu veramente finoalla morte. Oh quanto è vero chei giusti premii e la lode alimenta-no ì buoni ingegni! Con quei con-forti il Cades cominciò ad esserequello che fu, singolare dagli altrinell’ imitare ; perocché, al dire delLanzi, egli contraffaceva , ancheall' improvviso , le fisonomie il nu-do il panneggiamento , tutto esat-tamente il carattere d'ogni più lo-dato disegnatore. Questa rara faci-lità in mano ad un altro non cosicostumato sarebbe stata pericolosaassai ; ma egli era tutta ingenuitàe ben lontano dall’ingannare. Evidesi, tra le altre volte, quando ungran disegno fatto da lui all’ usodel Sanzio fu pagato 5 oo zecchinida un tale, che stima vasi e non eragran conoscitore della mano di Raf-faello: e il Cades per disingannar-lo e rendergli il danaro, disse e fe-ce quanto seppe e potè; benché nonfu possibile a quel saputo ricreder-si (i). Veramente il Cades ( ripe-tiamolo pure ) imitava per eccel-lenza i disegni de’ primi maestri ,o più tosto faceva disegni d’inven-zione sullo stile di Raffaele, di Mi-chelangelo , Domenichino, Leo-nardo da Vinci, Correggio ecc., etanto innanzi entrava nel senti-mento dell’ artista, che ne prende-va la maniera cogli stessi pregi edifetti o a penna o a pastello o alapis ecc. in carte diverse, secondola ragione de’ tempi con tarlature
(i) Ivi pag. 265.
ad arte , e tante altre minute par-ticolarità, che era una maraviglia:così i disegni di lui venivano cer-chi ed acquistati continuo dai pri-mi conoscitori, e tenuti per origi-nali ; tanto che non è quasi colle-zione di disegni antichi, dove qual-cuno non sia del Cades. Ma eglivenne a questa eccellenza pel gran-de amore ali’ arte : il quale in luifu cosiffatto, che tutto 1' annoiavafuori che il suo studio, e se di seraandava talvolta a passar qualcheora in una casa o in un’ altra, gli sifaceva trovar sempre della carta eun calamaio , ed egli impiegava iltempo a far pensieri e disegni. Enon era cosa, che il distraesse; tan-to diverso in ciò da que’ vanerelli,che nella scuola medesima, nonche altrove, pensano a tutt’ altroche allo studio! E poi lamentiamodi essere ancora indietro dai nostrivecchi? No, gl’ingegni non man-cano, non mancano maestri, nonmancano premii : noi giovani man-chiamo a noi stessi. Tornando alCades, ed a quel solenne principiodi sua fortuna, fu poco dopo, cheun cavaliere inglese lo prese conse, e lo condusse a Firenze: per talfavore, di che si porse degnissimo,ivi stette due anni disegnando conmolto amore i capi d’opera di quel-la scuola: e a Roma si ricondusse.Qui a 18 anni ebbe la prima com-missione da Torino di un quadroda altare : soggetto bellissimo : efu s. Benigno avanti un’ ara, stret-to indarno da un magistrato roma-no a mangiarsi le carni di un sa-crifizio ; coni’ è a vedere da un di-segno a pastello presso la famigliadi lui, eseguito a quel tempo pereccellenza. Di 21 anni fece il qua-dro di s. Giuseppe da Copertino ,che tuttora si ammira in ss. Aposto-li. Di molte opere ha sparse pelmondo, segnatamente quadri d’al-tare ; perchè potrebbe dirsi col Po-liziano — plus licuit nulli punge-re , nec melius. — Molto dipinse